Giovedì, 15 Novembre 2018

Faraone: limiti ai compensi dei dirigenti regionali

Proposta del deputato nazionale del Pd: «Si introduca il tetto di 150 mila euro l’anno per gli stipendi dei supermanager. In Sicilia il rapporto tra numero di dirigenti e abitanti è il più alto d'Italia»
Sicilia, Politica

PALERMO. «Il presidente del Consiglio guadagna 116 mila euro all’anno. Perché non introdurre il tetto dei 150 mila euro per i dirigenti generali della Regione siciliana?»: Davide Faraone, deputato nazionale del Partito democratico, lancia una proposta per attuare anche nell’Isola l’operazione-risparmio varata dal premier Matteo Renzi. Un provvedimento che a livello nazionale ha introdotto un tetto massimo per lo stipendio dei manager della pubblica amministrazione fissandolo a 240 mila euro l’anno. In realtà la proposta del leader dei renziani in Sicilia porta in dote un piano più ambizioso, che prevede non solo il taglio degli stipendi d’oro ma anche una vera e propria riforma della pubblica amministrazione che preveda una distribuzione più equa del salario accessorio e una rivisitazione dei compiti assegnati ai ventimila regionali
«Tutti i dirigenti generali – spiega Faraone - hanno stipendi che oscillano tra 170 e i 180 mila euro all’anno, per cui si potrebbe tranquillamente fissare un limite di 150 mila euro». Ma il parlamentare del Pd accende i riflettori anche sui circa duemila dirigenti regionali, «che hanno stipendi che si aggirano tra 80 e 100 mila euro. In Sicilia – prosegue Faraone - il rapporto tra numero di dirigenti e di abitanti è il più alto d'Italia, pari a uno su 9, mentre in Lombardia é di uno su 14 con il doppio degli abitanti. Senza dimenticare tutti gli enti strumentali». Insomma, secondo Faraone «va riformata l'intera amministrazione, va ripensata a fondo e dentro questa riforma è necessario riparametrare i compensi». Gli esempi pratici sono davvero tanti. Basta prendere in considerazione le società di cui la Regione è socio per scoprire tantissimi dirigenti con stipendi sopra i 200 mila euro lordi l’anno. Tra gli ultimi casi scoppiati quello dell’Irsap, l’Istituto per lo sviluppo delle attività produttive dove venticinque dirigenti costano complessivamente 3 milioni e 223 mila euro l’anno.
Secondo Faraone bisogna comunque mettere mano all’intera macchina amministrativa regionale. «Bisogna intervenire subito – spiega Faraone - si appronti un progetto complessivo di riforma che coinvolga tutti i rami della Regione e non soltanto quelli che sono considerati di serie B, lasciando gli intoccabili, quelli di serie A, cioè gli oltre ventimila regionali, fra i privilegiati esenti da qualsiasi revisione. Va previsto un pacchetto di misure ispirato, come sta facendo il governo Renzi, su merito, mobilità e qualità». Nota dolente, secondo Faraone, è quella delle indennità «elargite a dismisura con grande beneficenza in tutti questi anni, introducendo criteri di equità e di giustizia sociale. Insomma si riveda la legge regionale con la quale, unico caso in Italia, si è creata una enorme sperequazione. Un esempio: la media di salario accessorio percepito dai dirigenti regionali non solo è maggiore rispetto a quello percepito dai colleghi delle altre Regioni, ma è anche mediamente più alto rispetto a quanto percepito da centinaia di migliaia di lavoratori pubblici. Infermieri, carabinieri, poliziotti, insegnanti, dipendenti comunali e statali, guadagnano tra 1.300 e 1.800 euro netti al mese, ben al di sotto di quanto è riservato di salario accessorio a un dirigente regionale. Per non parlare di quelli riservati al personale dell’Ars. È impensabile che il segretario generale guadagni 500 mila euro, più di due volte di quanto percepito dal presidente della Repubblica».

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