Lunedì, 24 Settembre 2018

Da Silvio ancora sorprese

Silvio Berlusconi è una sorpresa vivente. Non si vedeva probabilmente dal ’94, l’anno della discesa in campo, una curiosità così palpabile nel cortile di via Teulada dove il Cavaliere è arrivato ieri pomeriggio per la registrazione di «Porta a porta» dopo quattordici mesi di assenza da un programma televisivo. Mancavano i postulanti, perché un leader condannato all’opposizione ha poco da offrire. Ma il numero di persone comuni e di fotografi in attesa era del tutto sorprendente.
Forse perché per il presidente di Forza Italia quello di ieri era davvero un nuovo debutto vent'anni esatti dopo il primo. L'obiettivo dichiarato di Berlusconi è di costruire un grande partito di centrodestra per prossime elezioni politiche, anche se spera di raggiungere il 25 per cento alle Europee di maggio. E conta di arrivarci senza perdere la simpatia personale per Matteo Renzi, retrocesso tuttavia da «simpatico rottamatore» a «simpatico tassatore».
«Non sono più allenato dopo un'assenza così lunga», celiava il Cavaliere entrando in studio. E in effetti la prima mezz'ora di trasmissione è stata di riscaldamento su temi generali. Poi il diesel ha raggiunto il numero di giri desiderato e Berlusconi è partito all'attacco, senza eccessi aggressivi, ma con decisione estrema. Si è fermato un istante prima di andare in fuorigioco con i giudizi sui magistrati dei suoi processi (avrebbe subìto una traumatica sanzione dal giudice di sorveglianza, forse perfino il carcere).
Ma sul resto ha assestato colpi severi alla politica economica del governo, al patto sulle riforme e al capo dello Stato, accusato di aver concordato con Gianfranco Fini l'incarico di presidente del Consiglio di un governo appoggiato dalla sinistra se nel dicembre del 2010 il governo Berlusconi avesse ricevuto la sfiducia della Camera dopo l'uscita di una parte di Alleanza Nazionale.
E l'attacco al Quirinale è proseguito cavalcando le rivelazioni del giornalista americano Alain Friedman sulle «consultazioni» tra Napolitano e Monti nell'estate del 2011 e ricordando che l'ultimo governo benedetto dagli elettori è stato il Berlusconi del 2008, essendosi avvicendati dopo quella data tre premier (Monti, Letta, Renzi) frutto di accordi parlamentari. Questi accenti servono a risvegliare coscienze sopite nell'alveo tradizionale del centrodestra. Per rubare voti a Grillo e scuotere l'immensa massa di indecisi - schifati della politica, il Cavaliere ha bisogno di andare sul concreto.
Ecco allora il semplice messaggio sul fisco: Renzi, sostiene il Cavaliere, per dare ad alcuni una quattordicesima toglie ad altri la tredicesima e stanga tutti con aumenti diffusi.
Ma il messaggio più insidioso per Palazzo Chigi è sulle riforme: il patto con Renzi che sembrava consolidato dopo l'incontro di pochi giorni fa rischia seriamente di saltare. A Berlusconi non piace la legge elettorale, non piace la riforma del Senato, non va giù l'idea che la seconda venga approvata prima della prima. In queste condizioni un accordo è ancora possibile, ma è da escludere che la riforma del Senato possa essere approvata in prima lettura entro il 25 maggio, come fermamente desiderato da Renzi.
Il presidente del Consiglio conta di incassare un forte successo elettorale che gli dia la legittimazione non ancora arrivata da elezioni politiche, vuole farsi riconoscere come giovane padre della Patria portando a termine le riforme e l'anno prossimo operare una pesantissima riduzione della spesa pubblica. Berlusconi proverà ad impedirlo, attaccandone frontalmente la politica economica (più tasse per tutti) e rilanciando continuamente sulle riforme. Il rischio è che salti il banco e che si vada presto a elezioni politiche. Con quale legge elettorale?
FONDI@GDS.IT

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