Domenica, 23 Settembre 2018

Falchi, poiane e gheppi dall’Africa Sicilia protagonista delle migrazioni

Nel viaggio verso il vecchio continente, lo Stretto di Messina è in assoluto il corridoio di mare più importante del Mediterraneo e una delle principali rotte europee

PALERMO. Sono ufficialmente iniziate le migrazioni degli uccelli che dall’Africa prendono il volo verso il continente europeo. Per falchi, poiane, gheppi e le rare albanelle pallide, senza dimenticare le cicogne, lo Stretto di Messina è in assoluto il corridoio di mare più importante del Mediterraneo e una delle principali rotte europee. Sono appena partiti i primi campi di sorveglianza e studio dei rapaci in migrazione, organizzati dai volontari dell’Associazione mediterranea per la natura e dal Wwf, insieme ai tanti appassionati di birdwatching.

Basta semplicemente volgere lo sguardo verso il cielo per imbattersi nello spettacolo naturale di uno stormo di uccelli che viaggiano, spesso in moti che sembrano mettere in scena delle vere e proprie coreografie. Le migrazioni primaverili sono appena cominciate e numerose specie lasciano il continente africano, dove sono solite passare l’inverno, per volare verso l’Europa.

La Sicilia e il suo Stretto non possono che essere le rotte obbligate per molti volatili. I rapaci sono quelli che preferiscono il «corridoio» messinese, ultimo braccio di mare e tra i meno complicati da attraversare. «Migrare è una fatica immane e superare le distese di acqua non è semplice. Una percentuale di esemplari di ogni specie non riesce nemmeno ad arrivare a destinazione. Lo Stretto di Messina, essendo un braccio di mare piuttosto breve, è anche quello meno pericoloso» spiega Anna Giordano, del Wwf e presidente onoraria dell’Associazione mediterranea per la natura (Man).

Ma perché le distese d’acqua sono così impetuose per i rapaci? «Durante le migrazioni, questi uccelli, detti veleggiatori, sfruttano le correnti termiche di area calda - chiarisce Deborah Ricciardi, presidente della Man -, che li aiutano a prendere quota senza eccessivi battiti di ali, planando e con un dispendio inferiore di energie. In prossimità del mare, invece, queste correnti non ci sono e, i rapaci sono costretti a volare, senza sosta, battendo le ali, con notevole fatica. Più stretto è il braccio di mare, minore sarà il pericolo di non farcela».
Dallo Stretto di Messina si può intravedere uno spettacolo di piume e specie diverse di rapaci: dai falchi alle aquile minori, poiane, gheppi, capovaccai, cicogne e persino le albanelle pallide, una delle specie maggiormente minacciate, di cui sono rimaste solo 2000 coppie in tutto il pianeta. Proprio per tutelare questi ambiti migranti alati, la scorsa settimana sono partiti i primi campi di sorveglianza e studio dei rapaci della Man e del Wwf, nati come strumenti di antibracconaggio e 31 anni fa in Sicilia su iniziativa di Anna Giordano, che per questo ha ricevuto nel 1998, a San Francisco, il «Goldman environmental prize», il cosiddetto premio Nobel per l’Ambiente. Posizionati lungo la dorsale dei monti Peloritani, per lo più nella zona fra Dinnammare e Monte Ciccia, volontari e appassionati di birdwatching osservano gli stormi in volo, facendo da deterrente al bracconaggio. Dall’inizio del campo a oggi sono stati censiti circa 3000 rapaci.

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