Sabato, 22 Settembre 2018

Rifiuti nel Nisseno, 136 lavoratori senza stipendio da quattro mesi

Sicilia, Archivio

CALTANISSETTA. Senza stipendio da quattro mesi e con il timore il loro datore di lavoro fallisca minacciano di incrociare le braccia. E il pignoramento presso terzi. Ossia i soci della ditta. Il tutto per ottenere il pagamento degli arretrati ed anche garanzie occupazionali.
Sono i 136 dipendenti dell’ex Ato ambiente Cl1, in servizio in 14 comuni della provincia (Resuttano, Santa Caterina, Mussomeli, Marianopoli, Villalba, Vallelunga, Sutera, Campofranco, Caltanissetta, Milena, Bompensiere, San Cataldo, Montedoro e Serradifalco) e nella sede nissena della società. Prima di proclamare lo stato di agitazione e di scendere in sciopero, i lavoratori in servizio presso la società d’ambito, però, vogliono provare un ultimo tentativo. Se dovesse riuscire, si eviterebbero così il blocco del servizio di nettezza urbana nei quattordici comuni e l’insorgere dei problemi igienico-sanitari che, inevitabilmente, ne seguirebbero. Motivo per cui i dipendenti si appellano al commissario straordinario dell’Ato ambiente CL1. Dicendosi, al contempo, però, «pronti a tutto, anche allo sciopero, pur di ricevere gli arretrati e salvare il posto di lavoro».
Come confermano il segretario organizzativo della Uil Temp Andrea Morreale e il rappresentante della Fp Cgil Michele Ferro. I quali, innanzitutto, ricordano che «è grazie a questi lavoratori, pur privati degli stipendi, che i servizi d’igiene urbana continuano a essere assicurati». I due sindacalisti, quindi, informano che «la protesta, nelle intenzioni dei lavoratori, ha come primo obiettivo ricordare che è concretamente possibile una soluzione che consenta il pagamento degli stipendi e la certezza del lavoro». E affermano che «si deve tenere esclusivamente conto dei lavoratori e, quindi, degli stipendi ancora da ricevere e del lavoro da assicurare per il futuro».
Secondo i due sindacalisti, però, i lavoratori temerebbero «di essere penalizzati da percorsi poco chiari». Motivo per cui, i dipendenti della società d’ambito «hanno deciso di accendere per l’ennesima volta i riflettori su questa vicenda che presenta aspetti non ancora chiariti, attendendosi dal commissario insediatosi, già da sette mesi, e nel quale ripongono grande fiducia, delle risposte».
In realtà, il commissario ha già chiesto ai Comuni di versare le somme necessarie per garantire i servizi svolti dall’Ato. «Se non dovessero giungere immediatamente risposte concrete alle richieste dei lavoratori - avvertono Morreale e Ferro - sarà valutata la possibilità di intraprendere una vertenza che permetta ai lavoratori di percepire le dovute spettanze, anche attraverso opportune azioni giudiziarie che potrebbero spingersi anche a un pignoramento presso terzi, ossia i comuni soci, che rischierebbero così di vedere bloccati i loro conti».

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