Domenica, 18 Novembre 2018

Palermo, "Come un quadrato nel mare" per giovani artisti

PALERMO. Prosegue alla Galleria Francesco Pantaleone Arte Contemporanea di Palermo la serie di Project wall pensate come una “finestra” aperta sui giovani artisti e rivolta alla ricerca delle connessioni, spesso affatto ovvie, tra l’arte contemporanea e i nuovi contesti in cui essa si muove. Il compito è questa volta affidato al progetto Come un quadrato nel mare di Studio ++, il collettivo di artisti siciliani con base a Firenze ma impegnati da tempo in esperienze di ricerca all’estero.  Si tratta di un intervento apparentemente lieve che mette a fuoco un’assenza e diventa principio per articolare una riflessione sui luoghi, le architetture e le persone.  L'uso della boa −sia nell’installazione realizzata nel cortile della galleria, così come nelle opere poste all’interno− è un’allusione ad oggetti legati alla figurabilità di questa città (la boa e il mare), allusione sciolta in un’espressione artistica unitaria che prova  a ragionare su un’architettura indeterminata, fatta da elementi decontestualizzati che tentano di restituire l’immagine di un’identità smarrita. Ogni opera contiene in sé una metafora che si riferisce a due dimensioni esistenziali: quella dell'architettura e quella dell'uomo, entrambe oggi corrose dal senso di instabilità e di assenza, di mancata presa di responsabilità verso sé stessi e verso gli altri.  In questo senso si apre una riflessione sulla condizione in cui versano molti palazzi storici, consegnati al degrado e all’incuria, situazione questa che ha molto influenzato le premesse del lavoro del collettivo, spingendo al limite la loro ricerca attraverso la riflessione su una serie di contraddizioni che immobilizzano lo sviluppo culturale e sociale di Palermo.    Come un quadrato nel mare (scheda di approfondimento)  Per l'architettura si tratta di una precarietà nel senso stesso della sua costruzione: cosa racchiude l'architettura, anche quella più sontuosa e superba? Cosa la rende veramente grande?   Come nel caso degli spazi delimitati dalle boe, che sembrano racchiudere una porzione di mare ma che in realtà lo fanno solo apparentemente, allo stesso modo le architetture che nascono per racchiudere la vita, non riescono mai a contenerla.  Per l'uomo questo senso d’instabilità ha a che fare con il legame ai riferimenti storici e le continue, imprevedibili, variazioni della condizione contemporanea. Questa difficoltà si manifesta nel degrado diffuso ed è un’immagine precisa del rapporto instabile che quest’Isola ha sia con il passato che con il futuro. Instabilità che rappresenta la grossa difficoltà a relazionarsi col passato senza riuscire a costruire una forma per il futuro, sintomo di una discontinuità che finisce per lacerare il presente.   L’equilibrio incerto e la sostanza che derivano dal vuoto si traducono nell’immagine della boa in balia al movimento del mare, incerto e poetico, che ha grande attinenza con la precarietà della nostra condizione attuale. Anche in questo caso il senso di quello che si vuole intendere con la metafora della boa sta nel passaggio invisibile, nel movimento che esiste, nel vuoto di parole, immagini e riferimenti. La duplicità di riflessione sull'architettura e sull'uomo contemporaneo ha il suo corollario nel risvolto politico di tutto il progetto. L’arte ha il compito di rappresentare la realtà, non può evitare di considerare e di prendere una posizione davanti alle forme del degrado e davanti alla problematicità che esse indicano.   La posizione di Studio ++, passando per una metafora, lavora sull'emozione. La dimensione sociale si esprime nella riflessione e comunicazione dell'assenza di qualcosa che rende incapaci di costruire o ricostruire il nostro tempo, di preservare l’identità culturale o di tramandarne il senso.  Il vuoto della vita nelle architetture palermitane è anche responsabilità di chi è chiamato a riempire questi luoghi con significati, e invece non lo fa.  La cultura contemporanea parla molto della ricostruzione a partire dal basso, Come un quadrato nel mare la ripensa a partire dal profondo, in maniera sottile, ma anche sostanziale. Il fatto poi che questo progetto non sia soltanto un momento espositivo, ma anche condivisione del momento curatoriale aperto e affidato alla parola "detta" e non "scritta", diffusa all’interno dello spazio chiuso e privato della Galleria, rafforza il senso di intimità che è la stessa in cui si risolve un atto emozionale.

© Riproduzione riservata

* Campi obbligatori

Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)
Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook
  • Seguici su
X