Martedì, 18 Settembre 2018

Il ritorno di Pellegrino: “Non siamo ancora in B, ci sono 6 partite"

Sicilia, Qui Catania

CATANIA. Undici anni e mezzo dopo, Maurizio Pellegrino, 48 anni, torna a parlare da tecnico del Catania. Non gli accadeva dal novembre del 2002 quando, reduce dalla promozione dalla C1 alla B conquistata in coppia con Ciccio Graziani, la famiglia Gaucci decise di congedarlo dopo sole nove giornate del campionato di Serie B.

Scelto come soluzione interna per portare a termine la stagione dopo il secondo esonero di Rolando Maran, Pellegrino si presenta in sala stampa a Torre del Grifo. Al suo fianco non il presidente Nino Pulvirenti, ma il responsabile dell'area tecnica Pippo Bonanno, che prima di cedere la parola all'allenatore si concede una dichiarazione stringata: «Non è una scelta di ripiego, ma un tentativo di stimolare l'ambiente».

«Sono felice della considerazione mostratami dalla società - esordisce Pellegrino - Ho il dovere di impegnarmi affinchè queste ultime sei partite vengano disputate nel miglior modo possibile». «Conosco le difficoltà della squadra - aggiunge - ma ho anche la consapevolezza che il club ha idee chiare: sa ciò che vuole e dove intende arrivare. Non siamo ancora aritmeticamente in B. E se dovessimo retrocedere, pazienza. La convinzione della società è che il Catania è pronto per tornare in A e restarci altri dieci anni».   
«Chiamato per gestire lo spogliatoio? Macchè. Qui si tratta di fare l'allenatore a 360 gradi. Sei partite in Serie A sono tantissime - puntualizza il nuovo tecnico rossazzurro - troppe per pensare di fare il traghettatore. Bisogna solo lavorare nel modo giusto. Abbiamo l'obbligo di dare risposte precise dal punto di vista professionale».

«Servono certezze in campo - conclude Pellegrino - punti fermi necessari per creare un pensiero comune. Ho incontrato ieri i giocatori e ho trovato una squadra abbattuta, in difficoltà psicologica. Ho però avvertito segnali positivi, anche se in questo momento usare certi termini può sembrare strano. L'ambiente ha bisogno di positività, il cambio in panchina può essere un primo passo in tal senso».

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