Mercoledì, 21 Novembre 2018

Più alunni e meno docenti Anief: “Aumentano le classi-pollaio”

Sicilia, Società

ROMA. Si moltiplicano le classi-pollaio. A lanciare l'allarme è l'Anief.  Nell'ultimo biennio il numero di alunni è aumentato di circa 64 mila unità, ma siccome il numero di insegnanti, in seguito alla Legge 111/2011, è rimasto sempre lo stesso, 600.839, questo significa - spiega il sindacato - che gli alunni nuovi arrivati si sono in larga parte accomodati nelle classi esistenti: allargando il già alto numero, che nei primi anni di medie e superiori arriva sempre più spesso alle soglie dei 30 iscritti. Violando, in questo modo, le misure in vigore che, soprattutto in presenza di spazi ridotti, impongono precisi vincoli per non ledere il diritto allo studio. E superando i limiti previsti dalle norme sulla sicurezza e dalla prevenzione degli infortuni.   
Gli unici docenti che aumenteranno - osserva l'Anief - sono quelli di sostegno. Che da 63.348 saranno incrementati di circa 20mila unità. Ma si tratta, anche in questo caso, di una notizia che stona con la realtà. Quella che deve fare i conti con un organico di diritto sottodimensionato del 30%. Per ovviare a questo problema, il sindacato ha chiesto di autorizzare almeno altre 25.000 assunzioni su sostegno in più: ciò eviterebbe inevitabili disagi didattici e problemi di apprendimento per migliaia di disabili, ma anche - fa notare - tantissimi ricorsi in tribunale con danno erariale per lo Stato di chi, gioco forza, dimostrerà di essere stato chiamato per più di 36 mesi su posti liberi. Inoltre, seppure più contenuto rispetto a 10 anni fa, continua ad aumentare il numero di alunni stranieri. E nel prossimo anno alcune zone d'Italia avranno meno cattedre per tutte le discipline: in Sicilia, ad esempio, si perderanno più di 500 insegnanti.    
«È giunto il momento di fare una seria riflessione sugli organici» afferma il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico, che chiede al Governo e al Miur di «mettersi all'opera per cancellare la norma anacronistica che vieta di incrementare i posti complessivi di insegnamento nella scuola pubblica: il comma 7 dell'art. 19  della legge 111 del 2011 aveva il compito di frenare l'innalzarsi delle cattedra, calmierando in tal modo la spesa per gli stipendi del personale. Ma il legislatore non aveva di certo fatto i conti con il ritorno all'aumento demografico e all'incremento costante di alunni stranieri».

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