Mercoledì, 21 Novembre 2018

Partecipate, Sas decapitata Ora si apre il caso Di Stefano

Fuori i due membri del Cda: prima si è dimesso Gianni Silvia, poi anche Doriana Fascella. Probabile l’intenzione di arrivare a un cambio di presidenza

PALERMO. Prima si è dimesso Gianni Silvia, poi anche Doriana Fascella. E così da ieri la Sas, la più importante società partecipata regionale, è stata praticamente decapitata. In realtà, fuori i due membri del Consiglio di amministrazione, resterebbe il presidente Giuseppe Di Stefano. Ma probabilmente è proprio per arrivare a un cambio in presidenza che gli altri vertici hanno fatto un passo indietro.
La Sas, nata dalla fusione di Beni culturali spa e Multiservizi, è la società che ha inglobato circa 2 mila precari che si occupano di servizi negli assessorati, negli ospedali e in musei e siti archeologici. Al suo vertice Lombardo aveva chiamato Giuseppe Di Stefano, avvocato palermitano molto vicino a Riccardo Savona.
Savona è a sua volta un deputato che nei giorni scorsi è passato dal gruppo Misto (da dove però sosteneva Crocetta) a Forza Italia, dunque all’opposizione. Di conseguenza anche la posizione di Di Stefano sembra diventata politicamente incompatibile, visto che la Sas è considerata il braccio operativo esterno più importante della Regione (insieme alla Seus, che gestisce le ambulanze del 118 e altri 3.200 dipendenti).
Ma Di Stefano ha ancora altri due anni circa di contratto. E allora ecco la mossa che potrebbe farlo cadere: le dimissioni di due dei tre membri del consiglio di amministrazione. Gianni Silvia è capo di gabinetto di Crocetta, la Fascella è a sua volta un dirigente di Palazzo d’Orleans. Il loro passo indietro potrebbe rendere ingovernabile la Sas, spingere Di Stefano alle dimissioni e permettere a Crocetta di rinominare tutti i vertici.
Anche se Di Stefano non vuol sentir parlare nè di dimissioni nè di decadenza: «Silvia e la Fascella hanno lasciato il Cda della Sas perchè evidentemente oberati di impegni a Palazzo d’Orleans. Non ci trovo nulla di strano. Ma io non decado, nè ho intenzioni di dimettermi. Convocherò i soci (cioè la Regione, ndr) e chiederò che vengano indicati due nuovi membri del Consiglio di amministrazione». Sembra il primo passo di quella che si annuncia come la guerra per la Sas.

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