Domenica, 23 Settembre 2018

Palermo, visite al parco di Castello Utveggio

PALERMO. Ginestra spinosa, carrubo, asparago bianco, assenzio arboreo, the siciliano, fiordaliso di Ucria, cavolo delle rupi e la bocca di leone siciliana. Queste sono alcune delle specie di flora che da oggi si possono vedere al Parco del Castello Utveggio stamattina inaugurato e aperto al pubblico con una «festa di primavera». Un'iniziativa ideata dal vicepresidente del Cerisdi, Sebastiano Torcivia e realizzata con la collaborazione del Comune di Palermo, gli scout, i rangers e i tecnici dell'orto botanico e che ha già fatto registrare il tutto esaurito di prenotazioni.    
Anche domani il parco del Castello sarà visitabile gratuitamente e saranno così accessibili i sentieri, intramezzati da rotonde, panchine e balconi a strapiombo sulla città di Palermo. Ai bordi dei camminamenti che si snodano ai piedi dell'edificio sono stati piazzati dei paletti in legno di castagno, mentre attorno al castello sono state posizionate tre nuove palme. Nuove aiuole e fiori sono state piantati per fare in modo che l'intera struttura torni a essere come quella prima immaginata e poi realizzata dall'impresa «Utveggio e Collura» a partire dal lontano 1928.   
Ogni pianta sarà riconoscibile - il lavoro è già avviato -  grazie alla didascalia sulla targhetta e al sistema QR code (codice a barre bidimensionale, elaborato dai docenti del dipartimento di Ingegneria Deim) che permetterà di accedere velocemente con gli smartphone alle informazioni su piante e luoghi.    
«Questo è solo il primo passo dell'apertura dell'intero parco, pari a sette ettari - ha detto Torcivia - Per continuare in questo percorso per la rinascita del parco auspichiamo una joint venture tra pubblico e privati. A questo proposito, il Cerisdi invita tutti gli esponenti della cultura e dell'imprenditoria palermitani a dare il loro contributo, idee e suggerimenti per portare avanti la rinascita del castello e dei suoi giardini. Dobbiamo fare in modo che questo luogo sia sempre più percepito come un bene comune».

© Riproduzione riservata

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