Martedì, 20 Novembre 2018

Scuole sott’inchiesta a Palermo, l'assessore Evola: niente rischi

PALERMO. «Non aspetterò certo che mi chiamino, chiedo io stessa di essere sentita in procura». Un’occasione per distinguere «la sostanza dell’emergenza scolastica dalla meno rilevante questione delle certificazioni», secondo Barbara Evola, l’assessore comunale alla Scuola chiamata in causa neppure troppo indirettamente dal dirigente Sergio Pollicita. Lui sì, già sentito dai pm dopo aver inviato ai giudici nota scritta del carteggio con lo stesso assessore: casus belli, il rifiuto della Evola di siglare ordinanza di chiusura di alcuna delle tredici scuole che per il dirigente presentano gravi lacune in termini di manutenzioni e certificazioni «a norma».
Non è la perfettibilità degli impianti, insomma, per la Evola, la vera emergenza prioritaria, quanto «il limitare al massimo chiusure e doppi turni, l’anagrafe scolastica, cioè la mappatura completa che a Palermo manca malgrado la legge nazionale la ritenga obbligatoria da oltre vent’anni e, per le manutenzioni, il rispetto e soprattutto l’uniformità nello stabilire le priorità». Con una importante postilla: «Abbiamo già dato oltre 2 milioni di euro ad Amg per svolgere sopralluoghi, verificare e mettere a norma l’impiantistica in settanta scuole. Soldi già impegnati».
In più, ricorda la Evola, «abbiamo “riscoperto” il contributo ordinario, stanziando 900 mila euro nel 2013 e altrettanto nel 2014, contando di raddoppiare la somma l’anno prossimo. Fondi che alleggeriscono gli oneri del Coime e che permettono, ad esempio, di accendere i riscaldamenti per la prima volta in assoluto alla Antonio Ugo. O di far rifare toilette e muri vandalizzati alla Raciti con i 3 mila euro dati direttamente all’istituto».
Nelle «denunce» di Pollicita si fa riferimento allo stato di incuria che affliggerebbe la Mantegna-Bonanno di via Pitrè, il plesso antico della stessa Mantegna in via Bologni, la Capuana di via Alessio Narbone, la Marconi di via Don Minzoni, la Piazzi-Giovanni XXIII in via Sampolo, l’Arenella-Di Bartolo sul lungomare Cristoforo Colombo, la D’Acquisto-Turrisi Colonna di largo Cavalieri di Malta, la Di Vittorio-Mattarella di via Generale Di Vittorio, la Antonio Ugo di via Arculeo, la Cesareo di via Paratore, la Russo di via Santa Cristina, e infine Franchetti (via Amedeo d’Aosta) e Sciascia-Smith (via Smith).
Rilancia, anzi raddoppia, l’assessore: «Se è per questo, le scuole per le quali Pollicita mi chiese la chiusura sono il doppio, 26 - precisa la Evola -. Il che non cambia assolutamente la mia opinione. Su di me incombe il dovere di tutelare la salute degli alunni in primo luogo, e di garantire loro il diritto all’istruzione subito dopo. Il dirigente, che ora ha lasciato le Manutenzioni, omette di precisare che per 11 anni alla scuola non è stato dato un solo euro. Lui è stato anche capo di gabinetto, che significa il gradino più alto della burocrazia comunale. Io resto dell’avviso che le scuole vadano chiuse - continua l’assessore - quando cadono i tetti, non perché manca una certificazione. Tutti conosciamo i rischi delle chiusure. La Tomaselli doveva restare cantiere per 6 mesi, è chiusa da 4 anni, come numerosi asili nido».
Nelle parole di Evola, Pollicita segna un punto, in ordine alla «redazione e imminente applicazione dell’accordo quadro con le 5 imprese che si occuperanno di manutenzioni. Chiederemo, in sede di Piano esecutivo di gestione, lo stanziamento di almeno 3 milioni». Ma è sull’anagrafe scolastica, che l’assessore punta forte: «Entro l’estate renderò noti i nomi del gruppo che si occuperà di redigere la mappatura e rilevare le necessità. Poi potremno affrontare i problemi con ancora più realismo».

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