Lunedì, 24 Settembre 2018

Seuqestro di prodotti pericolosi a Caltanissetta, duro colpo all'emporio cinese

CALTANISSETTA. Duro colpo a un emporio cinese. Lo ha inflitto la guardia di finanza che ha sequestrato merce per un valore di oltre cinquantamila euro. Operazione che fa il paio con quella ”gemella” messa a segno a ridosso delle festività natalizie nella zona di via Rochester. Anche in quel caso le fiamme gialle hanno sequestrato cineseria per settantamila euro e forse più. E s’è replicato. Esattamente come allora. Unica variante sul tema, la rivendita. Questa volta è entrata nel mirino un bazar di via Due Fontane.
Lì i militari del comando provinciale hanno sequestrato merce ritenuta potenzialmente pericolosa per la salute. Potenzialmente perché da un punto di vista strettamente tecnico il materiale dovrà essere verificato.
I ”sigilli” sono scattati perché tutti i prodotti riportavano etichettatura totalmente difforme da quanto dettato dalle norme sulla sicurezza dei prodotti. Più in dettaglio la merce ”requisita” non riportava indicazioni in lingua italiana. Di contro, invece, le norme sul codice del consumo prevedono che siano corredate da istruzioni nella lingua del Paese, perché sia possibile risalire alla provenienza del prodotto che diventa così tracciabile. Aspetto, questo, a tutela e garanzia del consumatore perché possa valutare la qualità del prodotto in vendita. Queste le ragioni per cui sia nelle indicazioni interne che sulla confezione vanno riportate le caratteristiche in lingua italiana. Ma tutti i pezzi sequestrati un paio di giorni fa non rispettavano queste fondamentali norme.
Il sequestro dei settecento pezzi «made in Cina» ha riguardato, perlopiù, piccoli elettrodomestici e apparecchiature elettriche e di piccolo taglio. In particolare, asciugacapelli, ventilatori, scaldini elettrici, pannelli led e lampadine con tecnologia a led colorate. Il tutto, secondo una prima stima, per un valore che supera il tetto dei cinquantamila euro.
La sanzione scattata nei confronti del titolare della rivendita non ha ricadute penali ma è di carattere amministrativo. Perché quella ritirata non è merce contraffatta, ma difforme a quanto la legge sul commercio stabilisce. E in tal senso la sanzione a carico del commerciante può anche raggiungere la quota dei settantamila euro.
I prodotto requisiti andranno adesso alla Camera di commercio. Sarà lo stesso ente a sanzionare l’esercente ed a stabilirne l’entità. Dovrà anche decidere la destinazione dei prodotti e se farli sottoporre ad accertamenti tecnici, per verificare se da un punto di vista costruttivo siano non conformi alle regole della Comunità europea.
Anche perché i prodotti, secondo la tesi investigativa, non sarebbero stati sottoposti a preventiva verificare che ne certifichi la buona qualità e, soprattutto, la sicurezza per i compratori. Quest’ultima operazione ha ricalcato, anche per proporzioni, quella che recentemente è stata effettuata, sempre dalla guardia di finanza, e che è culminata in un maxi sequestro per le medesime ragioni. Gli accertamenti, sia nel primo che in questo secondo caso, sono ancora in corso per verificare quali siano i canali di approvvigionamento.
I controlli proseguiranno intensamente anche nei prossimi giorni interessando pure altri esercizi commerciali, sempre a garanzia del consumatore.

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