Venerdì, 21 Settembre 2018

Siciliani meno istruiti: livelli sotto la media nazionale

PALERMO.  «Esiste una questione meridionale anche per l'istruzione e l'università, non possiamo più accettare che il divario col resto del Paese si allarghi, esigiamo dunque risposte immediate dalla politica, da governo nazionale e da quello regionale»: lo ha detto Giusto Scozzaro, segretario della Flc Cgil Sicilia aprendo il congresso regionale della categoria.   
Un giudizio supportato dai dati di un dossier, presentato oggi, che disegna un quadro impietoso dello stato del sistema istruzione in Sicilia.
«I livelli di istruzione della popolazione - spiega Scozzaro - sono al di sotto della media nazionale per quanto riguarda il numero dei laureati (12,6% contro 14,5%), per i diplomati (30,9% contro 32,5%) e per la popolazione adulta con qualifica professionale (2,2% contro 6,9%). Più alta invece la percentuale di licenze di scuola primaria (17,4% contro12,6%) e la percentuale di licenze della superiore di primo grado (37.1% contro 33,5%). "I consumi culturali- aggiunge - assieme all'uso delle nuove tecnologie vedono inoltre la Sicilia a livelli molti bassi, rispettivamente il 31,5% e il 17,1%".   
Dal dossier della Flc emerge inoltre che gli alunni che abbandonano gli studi senza conseguire un diploma o una qualifica di secondo livello sono il 26,5% contro la media nazionale del 19,2% e che le immatricolazioni nelle Università siciliane hanno subito una contrazione del 20% negli ultimi tre anni, "una percentuale molto alta- dice il segretario della Flc- che occorre frenare con un provvedimento legislativo".   
La Flc ha calcolato inoltre che nella scuola primaria la sostanziale mancanza del tempo pieno fa sì che in pratica gli alunni siciliani nei 5 anni facciano 2.145 ore di lezione in meno rispetto ai coetanei del nord, pari a 2,5 anni. Anche nella scuola media il tempo prolungato è residuale. Durante il congresso è stato infine annunciato un progetto per la scuola primaria di Tunisia, Marocco, Spagna e Italia.  L'iniziativa punta “ad avvicinare - conclude Scozzaro - i popoli delle opposte sponde e a costruire un'identità mediterranea basata sui diritti”.

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