Sabato, 22 Settembre 2018

L'Ucraina accusa: "La Russia ci invade, reagiremo"

Sicilia, Mondo

KIEV. La tensione è alle stelle in Ucraina: Kiev denuncia «l'invasione» dei soldati di  Mosca nel sud-est e si dice pronta a reagire «con tutti i  mezzi», mentre la Russia ha ribadito oggi con forza di essere  pronta a difendere i cittadini pacifici nelle regioni orientali  filorusse.      E a poche ore dall'apertura dei seggi per il referendum  secessionista della Crimea, bollato come «illegale» da Francois  Hollande e Matteo Renzi a Parigi, salta la risoluzione Onu  contro la consultazione, con il prevedibile veto russo in  Consiglio di sicurezza. Washington parla di isolamento russo -  Mosca ha incassato 'solò l'astensione di Pechino - e avverte a  brutto muso: la Russia risponderà delle sue azioni. Le sanzioni  di America e Europa sono pronte già per lunedì, mentre Londra -  anticipa lo Spiegel - si sarebbe già candidata ad ospitare la  riunione del G7, se Mosca dovesse essere espulsa dal G8 con  conseguente cancellazione dell'appuntamento di Sochi.  La giornata si è aperta con la conferma dei violenti scontri  a Kharkiv (Kharkov in russo), la seconda città più popolosa  dell'Ucraina, a due passi dalla frontiera con la Russia: nella  notte si sono affrontati i militanti filorussi e quelli di  estrema destra lasciando per terra due morti.       Poi Kiev ha annunciato che sarà firmata il 21 marzo la parte  politica dell'accordo di associazione e libero scambio tra  Ucraina e Ue.    


La risposta di Mosca a queste due notizie non si è fatta  attendere. La Russia riceve «numerosi appelli con la richiesta  di difendere i cittadini pacifici» e «li esaminerà», ha tuonato  il ministero degli Esteri. Si tratta della stessa linea seguita  qualche tempo fa sulla Crimea all'inizio della crisi ucraina,  «difenderemo i nostri interessi e i russi nella regione». Il tam  tam di allerta, a metà strada tra la propaganda e il terrore  dell'altro, è risuonato in tutte le regioni filorusse oggi.  Proprio da Kharkhiv sarebbero in arrivo a Donetsk e Lugansk -  altre due regioni orientali - temibili militanti armati di  'Settore di destrà, l'organizzazione parafascista ucraina  protagonista della rivolta di Maidan.  In questo clima arroventato, poco dopo le 17, Kiev ha  denunciato l'invasione di truppe russe nelle regione di Kherson,  che si staglia a nord, poco oltre la frontiera di Armiansk. Kiev  ha minacciato di rispondere con «tutti i mezzi» e ha chiesto «il  ritiro immediato».     


Mosca tace: è chiaro che se i tank dell'Armata rossa  dovessero realmente marciare dalla Crimea verso nord sarebbe  complicato per i militari ucraini fermare l'avanzata. Un foto  nitida è quella del comando della Marina ucraina a Simferopoli:  la base è circondata da militari. La bandiera celeste e gialla  di Kiev sventola ancora, un centinaio di soldati fedeli a Kiev  rifiuta di ammainarla e consegnare le armi.  Poco distante lo stemma della Crimea, un grifone, campeggia  sul palazzo del Parlamento: le insegne di Kiev «sono state  abbattute dal vento», dice ridendo un ufficiale cosacco a  guardia dell'edificio, dove sventola una gigantesca bandiera  russa. In città è andata in scena anche una manifestazione di  filo-Kiev, quasi tutte donne, una delle tante di questi giorni.  Ma è durata giusto un paio d'ore.     


Lungo le arterie che collegano la capitale della Crimea con  Sebastopoli, dove ha sede la Flotta russa del Mar Nero,  sfrecciano auto e camion: una colonna, almeno dieci mezzi,  trasporta enormi gruppi elettrogeni. Ai checkpoint i militari  russi, anche senza insegne sono chiaramente riconoscibili,  controllano i passaporti. È la prima volta. Sorridono, e con la  loro presa d'acciaio stringono le mani per salutare i cronisti  stranieri. A Sebastopoli sono nelle strade, davanti agli hotel.  La luna illumina la città bianca e neoclassica. La guerra sembra  lontana. 

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