Martedì, 13 Novembre 2018

Calo Irpef, si lavora su detrazioni: il decreto ad aprile

ROMA. Governo al lavoro sull'operazione calo-Irpef. I testi dei provvedimenti annunciati da Matteo Renzi non sono ancora pronti anche se il premier ha già indicato una data: lo 'sconto' fiscale sarà visibile nelle buste paga del 27 maggio. C'è dunque tempo ma non troppo considerando anche che nelle intenzioni del governo i famosi 80 euro in più dovranno
essere 'visibili' (10 miliardi a 10 milioni di contribuenti, circa 1000 euro l'anno, sintetizza il premier). Il che richiederà anche un minimo di tempi tecnici per la preparazione delle nuove buste paga. Renzi torna a spiegare a "Porta a Porta" che la riduzione dovrà essere visibile e che prima della fine della legislatura è possibile ipotizzare anche un calo delle aliquote.
Per gli 'sconti' del 2014, comunque, ci sara' bisogno ancora di qualche settimana prima che ci possa essere il varo. I tempi sono legati all'ok della politica e, in concreto, il decreto potrebbe arrivare entro fine aprile.
Il nodo è quello delle coperture. Se infatti l'operazione del taglio del 10% dell'Irap (si pensa anche ad un meccanismo di detrazione dell'imposta dall'Ires) è 'autonoma', nel senso che
si copre con l'aumento della tassazione sulle rendite finanziarie (dal 20 al 26% ad esclusione dei titoli di Stato), per l'Irpef la questione è assai diversa. Per il taglio dell'Irpef basteranno nel 2014 6,6 milioni di euro. E molte risorse dovrebbero arrivare dalla Spending Review: sono queste coperture strutturali, che valgono ai fini europei. Non a caso Renzi ha fatto sapere di aver avocato a Palazzo Chigi la responsabilità sulle scelte che consiglierà il super commissario Cottarelli, al quale - ad esempio - ha già frenato l'idea di un taglio delle pensioni di 2.000-3.000 euro. "Padoan, non deve essere visto come la strega cattiva dai colleghi - ha detto Renzi - La colpa se la deve prendere il presidente del Consiglio".

Ma i problemi nascono per le fonti di copertura una tantum. Oltre al rientro dei capitali e ai fondi liberati dal calo dello spread, Renzi ha infatti indicato lo 'spazio' che c'è tra il 2,6
e il limite massimo del 3% di deficit. Si tratta di 1,6 miliardi circa ogni 0,1 punti, cioè all'incirca 6,4 miliardi che tornerebbero utili come copertura per quest'anno. In attesa che poi i risparmi della spending review diventino strutturali. Ma per usare questa somma occorre il placet del Parlamento e dell'Ue sempre vigile affinchè i partner non sforino la soglia del deficit. Su questo ultimo punto il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan potrebbe già aver sondato il terreno all'ultimo Eurogruppo. Ma un nuovo appuntamento è già in agenda per metà aprile quando porterà a Bruxelles il piano nazionale delle riforme.
Già qualche indicazione potrebbe comunque arrivare mercoledì prossimo quando Renzi riferirà alla Camera sullo stato di economia e conti. Nel frattempo il Parlamento dovrà autorizzare l'aumento del livello di deficit e quindi la variazione di bilancio. Occasione potrebbe essere o una relazione da inviare alle Camere o il Def (documento di economia e finanza) atteso anche questo a metà aprile ma che potrebbe essere anticipato.
Dunque il decreto arriverebbe in aprile. Mentre si studia il percorso europeo e parlamentare il
ministro Padoan e il suo staff dovrebbero metter mano anche alle soluzioni tecniche per spalmare i famosi 10 miliardi (annui) in modo equilibrato. C'è ad esempio il nodo dei contribuenti che sono nella 'no tax area'. Guadagnando poco (sotto gli 8.000 euro annui) non sarebbero interessati da un eventuale aumento delle detrazioni. Questione tecnicamente risolvibile (si potrebbe agire sui contributi sociali e previdenziali) ma con una scelta preventiva di chiara natura politica. Dagli 8.000 ai 25.000, che è la soglia indicata da Renzi, il discorso si complica.
L'Irpef pesa di più al salire del reddito. Si rischierebbe così di concentrare l'intervento sulla fascia più alta. Con un effetto 'perverso' che sarebbe quello di far guadagnare di più, ad esempio, chi è sulla soglia (25.000 euro) rispetto a chi è subito fuori (26.000 euro). Si lavora così sul meccanismo delle detrazioni (1.840 euro dagli 8.000 in su, con due diversi step, che si azzerano arrivati ai 55.000 euro). Utilizzando una complessa formula matematica (rintracciabile nelle istruzioni per compilare il modello Unico) si può infatti 'spalmare' meglio la cifra evitando effetti 'scalino' e concentrando l'intervento proprio dove aveva detto Renzi, cioè sui 13.000-16.000 euro, più o meno a metà tra 8.000 e 25.000 euro. Anche se un effetto 'minimo' dovrebbe lambire i contribuenti fino ai 30.000 euro di reddito.

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