Martedì, 18 Settembre 2018

Meno fondi per i precari: scoppia la rivolta dei sindaci

I tagli causati da un complesso intreccio di norme e poste di bilancio. E intanto i sindacati denunciano ritardi nei pagamenti che arrivano anche a cinque mesi

PALERMO. La Regione taglia i fondi destinati ai precari degli enti locali e scoppia la rivolta dei sindaci. Mentre i sindacati denunciano ritardi nei pagamenti che in qualche caso arrivano anche a 5 mesi. Quando tutto sembrava risolto, grazie alle recenti norme statali e regionali, è esplosa di nuovo l’emergenza precari. Il caso nasce da un complicato intreccio di norme e poste di bilancio. Ma l’effetto è duplice: da un lato la riduzione di fondi che erano destinati al 2013 e dall’altro un taglio corrispondente per il 2014.  In pratica - ha spiegato il vicepresidente dell’Anci, Paolo Amenta - la Regione ogni anno eroga in varie rate i fondi ai Comuni. L’ultima tranche, quella del trimestre ottobre-dicembre, è stata stanziata solo nei giorni scorsi. E a quel punto i sindaci hanno scoperto che rispetto alle cifre attese c’è stata una decurtazione: «La Regione - protesta Nino Garozzo, primo cittadino di Acireale - tradisce gli impegni con i Comuni tagliando a tempo scaduto il contributo per i precari. Un taglio unilaterale che arriva ad esercizio finanziario già concluso. I sindaci che hanno già impegnato i soldi ora si troveranno con un buco di bilancio».
Secondo le norme in vigore fino al 31 dicembre scorso, la Regione dovrebbe erogare l’80 o il 90% (a seconda del tipo di Comune) delle somme che i sindaci utilizzano per i precari. Il resto viene integrato dalle casse comunali. Ma il saldo del 2013 non permette di raggiungere questa quota: il budget finale copre circa l’83% della spesa. Nel caso del Comune di Acireale - precisa Garozzo - il taglio è di 300 mila euro, su una spesa totale di 4,5 milioni. A Capo d’Orlando la riduzione è di 148 mila euro.
E a questo punto i problemi per i sindaci non sono tutti uguali. Ci sono primi cittadini, come quello di Acireale, che nel corso dell’anno hanno anticipato le somme attese dalla Regione e, ora che è stato stanziato di meno, si trovano con un buco pari al taglio operato dalla Regione. Amenta aggiunge un problema: «I sindaci che hanno anticipato i soldi, lo hanno fatto grazie a scoperture bancarie che costano ogni anno almeno un milione in termini di interessi». Ci sono poi i sindaci che hanno deciso di non pagare gli stipendi fino all’arrivo dei soldi della Regione. «A Capo d’Orlando - spiega Massimo Bontempo, leader del sindacato autonomo Mgl - i precari non ricevono lo stipendio da settembre. È saltata pure la tredicesima. Ed è successo lo stesso ad Acquedolci, Barcellona e vari altri centri in tutta la Sicilia». In questo caso il timore è che, non appena la cassa regionale erogherà materialmente l’ultima tranche del 2013, i sindaci riducano proporzionalmente gli stipendi. Almeno quelli del 2014.
Non sono previsti infatti nuovi finanziamenti dalla Regione per il 2013: «Negli anni passati - spiega Anna Rosa Corsello, dirigente dell’assessorato regionale al Lavoro - si è sempre riusciti a dare in extremis delle integrazioni. Quest’anno la crisi finanziaria ce lo ha impedito». Garozzo ha scritto alla Corte dei Conti per segnalare il caso visto che «il taglio, provocando un buco, potrebbe portare allo sforamento del patto di stabilità».
Ma sindaci e sindacati chiedono garanzie per l’anno in corso. «Per dare il via a proroghe triennali e stabilizzazioni - spiega Massimo Bontempo - la Finanziaria ha previsto l’abolizione di tutte le vecchie norme, anche quella che obbligava la Regione a dare un contributo dell’80 o al 90%. La nuova norma dice che il contributo dovrà essere pari a quello dell’anno precedente. E poichè nel 2013 risulta più basso del necessario, il timore è che si andrà avanti così per sempre». Giuseppe Morale, dirigente dell’assessorato regionale agli Enti locali, conferma che «il budget 2014 sarà uguale a quello del 2013». L’Mgl annuncia nuove proteste: «Ci sono sindaci che proprio per questo motivo si sono rifiutati di rinnovare i contratti malgrado la legge autorizzasse le proroghe, è il caso del Comune di Milo dove 8 colleghi non possono lavorare per questo problema».

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