Lunedì, 19 Novembre 2018

Caltanissetta, commerciante accusato di truffa Incassava soldi ma non dava merce

CALTANISSETTA. «Dovevo rinnovare casa così comprai mobili per 22mila euro... mi ha convinto a chiedere un finanziamento e alla fine mi sono ritrovato a pagare le rate senza ricevere un solo mobile». La sua storia è quella di tanti altri clienti che si sarebbero imbattuti nel presunto imbroglio messo su da mobiliere che, alla fine, è finito in giudizio. È il quarantatreenne Danilo Di Cataldo (difeso dall'avvocato Davide Schillaci) chiamato al cospetto del giudice Marco Milazzo per rispondere di truffa e insolvenza fraudolenta. Ipotesi di reato che si sarebbero consumate a spese di una trentina di clienti, ma di loro solo in cinque hanno chiesto di costituirsi parte civile in dibattimento (assistiti dagli avvocati Maria Francesca Assennato, Emanuela Lopiano, Carmelo Calà, Piero Carà, Maria Stella Calabrese e Calogero Vinci). E ieri è stato dato spazio ai racconti di chi ha subito, sulla propria pelle quelle truffe. Messe a segno attraverso tre società di cui l’imputato era amministratore, ovvero la «Divanissimo centro divani», la «Classico arredi» e la «Cucina Più». Tutti punti vendita di mobilio attraverso cui sarebbero stati raggirati decine di clienti. Come l’uomo salito ieri sul pretorio e che dopo avere speso oltre ventila euro al «Centro divani» s’è ritrovato con un pugno di mosche tra le mani. Così come una donna che, invece, ha speso 4.800 in un altro punto vendita che fa capo allo stesso Di Cataldo per l’acquisto di una cucina. Anche quella mai consegnata. E il loro racconto è uguale a quello di tanti altri malcapitati citati dall’accusa. Il meccanismo era sempre lo stesso. Il commerciante avrebbe convinto gli acquirenti a chiedere un finanziamento. Pressando anche su chi voleva pagare in contante. Così molti compratori si sono ritrovati a pagare rate a diverse società finanziarie - nei casi emersi ieri in aula con la Compass - pur senza ricevere la merce. L’hanno attesa invano senza mai più averla. Altri, invece, hanno dovuto pagarla due volte - la secondo alla casa madre - pur di entrarne in possesso. Vi.F.

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