Venerdì, 21 Settembre 2018

Ucraina, alta tensione: il Governo richiama i militari riservisti

Sicilia, Mondo

KIEV. Tensione alle stelle in Ucraina per  la strisciante invasione russa in Crimea, completata ormai dalle  forze di Putin senza sparare un colpo. Ma Mosca si ritrova  sempre più isolata da un Occidente indignato che comincia a  richiamare gli ambasciatori e a boicottare il G8 di Sochi.  Il 'là alla giornata l'ha dato il premier ucraino Arseny  Iatseniuk: «Siamo sull'orlo del disastro, è allerta rossa. 


Questa non è una minaccia, è di fatto una dichiarazione di  guerra al mio Paese», ha ammonito in inglese per rivolgersi a  tutta la comunità internazionale. E il Paese ha subito risposto  alla sfida dell'Orso russo: le pur risicate forze armate sono  state messe in allerta da combattimento, i riservisti sono stati  richiamati, lo spazio aereo è stato chiuso a tutti gli aerei non  civili, la sicurezza è stata rafforzata nei siti chiave, a  partire dalle centrali nucleari. Ma anche oggi le truppe russe,  le forze di autodifesa locali e persino i cosacchi hanno  continuato ad occupare in Crimea obiettivi sensibili, scavato  trincee e assediato alcune basi ucraine con tanto di ultimatum,  per ora senza scontri e con un apparente consenso popolare  diffuso in gran parte dell'Ucraina sud-orientale.     


Un migliaio di uomini armati ha bloccato a Perevalne, vicino  a Simeropoli, l'ingresso di un'unità della guardia costiera  ucraina per costringere i militari ad arrendersi. Altri 400  marine ucraini sono stati assediati nella loro base di Feodosia,  porto a 200 km da Sinferopoli. Anche la 36/ma brigata  dell'esercito ucraino alle porte di Simferopoli è stata bloccata  da reparti speciali dei militari russi. La Crimea è russa, tanto  che il ministero della Difesa si è sentito autorizzato a  chiedere i dati dei giornalisti stranieri per accreditarli.  Mosca combatte inoltre la sua battaglia mediatica, cavalcando  sulle tv pubbliche la retorica nazionalista e la propaganda  interventista, nonchè diffondendo notizie non sempre  verificabili: come le «diserzioni di massa» dei militari ucraini  in Crimea, smentite dal ministero della Difesa ucraino, o  l'ondata di 675mila 'profughì al confine con la Russia, dipinta  come «un'incombente catastrofe umanitaria». Notizie per le quali  il primo canale tv sacrifica la diretta della cerimonia degli  Oscar, con una scelta che suona come uno schiaffo agli Usa. Ai  pochi pacifisti che manifestano a Mosca, invece, il Cremlino  tappa la bocca, come con i dissidenti ai tempi delle invasioni  sovietiche: quasi 300 fermi oggi.     


In Crimea Kiev appare impotente, limitandosi ad allontanare  qualche nave da guerra da Sebastopoli, dove però il comandante  in capo della Marina ucraina Denis Berezovski - fresco di nomina  - ha giurato fedeltà alle autorità locali filorusse, mentre  nell'irrequieto sud-est russofono intende nominare due  ricchissimi e influenti oligarchi, Serghiei Taruta e Igor  Koloiski, governatori delle regioni di Donetsk e di  Dnipropetrovsk. Il cuore pulsante della 'rivoluzionè resta il Maidan,  tornato oggi ad affollarsi e ad arringare contro la Russia e  Vladimir Putin. Ma le uniche frecce insidiose nella faretra di  Kiev sono quelle dell'Occidente, mai come ora unito nel  condannare l'intervento armato russo.


«Viola i principi della  Carta Onu e costituisce una minaccia per la pace e la sicurezza  in Europa», denuncia il segretario generale della Nato Anders  Fogh Rasmussen, mentre anche l'Organizzazione per la sicurezza e  la cooperazione in Europa (Osce) si andava riunendo d'urgenza a  Vienna. Durissimo, dopo l'ennesimo monito telefonico di Barack  Obama a Putin, il segretario di Stato Usa John Kerry: «La Russia  si sta comportando come se fossimo nell'800, invadendo un altro  Paese sulla base di pretesti completamente inventati». È stato  lui a quantificare il 'costò minacciato dal presidente Usa in  caso di intervento militare: «La messa al bando dei visti, il  congelamento dei beni, l'isolamento commerciale, con un  ulteriore crollo della divisa russa», che oggi veniva cambiata  già al record storico di 40 rubli per un dollaro (55 per un  euro).


E il boicottaggio del G8 russo previsto a Sochi  all'inizio di giugno, con il rischio anche che Mosca sia  cacciata fuori: il summit parte già dimezzato, con le defezioni  dei lavori preparatori, oltre che degli Usa, anche di Francia,  Gran Bretagna e Canada (che ha richiamato il proprio  ambasciatore). L'unica a frenare in Europa è la Germania, che si  dice scettica di una possibile esclusione di Mosca dal consesso  degli Otto Grandi, mentre l'Italia si è appellata al Cremlino  definendo «inaccettabile» la violazione della sovranità ucraina.  Un muro sempre più alto che Putin forse non si aspettava. Ma  che comunque non sembra spaventarlo: in serata, in una  telefonata con la cancelliera Angela Merkel, ha difeso le  azioni russe in Ucraina come «adeguate a una situazione  straordinaria». Putin, come aveva fatto con Obama, ha ribadito  che «le forze ultranazionaliste» salite al potere a Kiev  minacciano «la vita e gli interessi dei cittadini russi». Domani il Signore del Cremlino dovrà giocarsi fino in fondo  anche la carta dell'incontro con Iulia Timoshenko. 

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