Sabato, 22 Settembre 2018

Incidenti in serie simulati per incassare i premi, coppia di Riesi alla sbarra

RIESI. Marito e moglie avevano escogitato il sistema per intascare quattrini dalla assicurazioni senza alcuna fatica e neanche un graffio. Simulando incidenti, anche domestici, così da incassare le polizze. Questa è la tesi dei magistrati a carico di una coppia di Riesi che è chiamata sul banco degli imputati sull’onda di un’indagine dei carabinieri. Lui, Filippo D., lei Giuseppina F. (assistiti dagli avvocati Vincenzo Vitello e Carmelo Terranova) si ritrovano adesso sul groppone le ipotesi di truffa, tentata truffa e falso. Reati che si sarebbero consumati ai danni di tre compagnie assicurative, ovvero la «Axa», la «Unipol» e la «Sara». Con ognuna di esse marito e moglie avevano stipulato polizze infortunio personali. Così da essere garantiti in caso di incidenti. E quello, per i due, si sarebbe tradotto in ”business”. Perché avrebbero simulato, in un paio di anni, una mezza dozzina di incidenti, le cui pratiche liquidatorie sono poi andate quasi tutte a buon fine. Tant’è che avrebbero incassato qualcosa come 12mila euro. Spicciolo più, spicciolo meno. I fatti loro contestati sono racchiusi tra il 2010 e il 2011. E in questo lasso di tempo, per i due, tutto sarebbe filato liscio. Simulando cadute varie, per le scale o per strada, avrebbero poi accusato tutta una serie di fratture varie. E le compagnie scucivano i quattrini. Per ottenerli, però, i due avrebbero presentato certificazioni mediche che loro stessi avrebbero falsificato. Taroccando, dopo l’acquisizione allo scanner, altra documentazione. E grazie a quei certificati fasulli - ma che fossero soltanto carta straccia gli inquirenti lo hanno scoperto dopo - hanno intascato il denaro. La vicenda è venuta a galla, dopo un po’ di tempo, nel momento in cui le compagnie hanno chiesto informazioni a medici di pronto soccorso, perché tra le certificazioni presentate dai clienti ve ne erano pure ospedaliere. E dai primi riscontri è emerso del losco. Il resto lo hanno fatto le indagini dei carabinieri che hanno scoperchiato un pentolone ancor più colmo. Tanto da dare linfa a più filoni investigativi, sulla base delle diverse società assicurative che sarebbero state raggirate. Poi tutti gli elementi sono confluiti in un unico dossier. Così da trascinare nei guai la coppia.
Lui, peraltro, è già stato coinvolto nell’inchiesta «Break» per estorsione ai danni della «Zonin» e da quel procedimento ne è uscito patteggiando la pena. Ora questa nuova tegola.

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