Lunedì, 19 Novembre 2018

Dalle riforme al Mezzogiorno slogan e progetti del «Rottamatore»

Profetiche le parole pronunciate nel programma delle primarie: «Vogliamo cambiare il gruppo dirigente che ha prodotto la sconfitta»

Esiste un nesso tra le tumultuose giornate di Matteo Renzi ed i «dolori del giovane Werther» di goethiana memoria? La risposta ai letterati; qui possiamo soltanto cogliere il sottile filo che lega la veemente azione politica del «giovane Renzi» ed il famoso capolavoro del romanticismo tedesco che, guarda caso, viene considerato la massima espressione di quel movimento letterario, detto appunto dello Sturm und Drang (= tempesta ed impeto). Le cronache raccontano di un Matteo Renzi «messo di malumore» dalle contestazioni mossegli da un gruppo di lavoratori appostati sotto il Nazareno. È bene che il premier in pectore si abitui però a questi duelli, ora che la luna di miele della rincorsa continua del cambiamento dovrà necessariamente cedere il passo al nuovo status, che poi è quello di subire le contestazioni altrui sulle decisioni proprie, piuttosto che il più agevole contestare gli altri per le loro decisioni. In questo percorso tutto da scrivere, la staffetta si avvia sull'onda di un afflato pieno tra le varie anime del Pd (per carità che nessuno le definisca più correnti), al punto tale da cancellare in un colpo solo le ansie istituzionali di ieri.

RIFORME ISTITUZIONALI
Che cosa ci aspetta ora? Al di là delle liturgie politico-parlamentari, resta da capire che cosa il giovane Renzi voglia fare da grande. Che vada di fretta, che insomma non abbia tempo da perdere lo si coglie facilmente dal bombardamento quotidiano, dal profluvio di uscite, discorsi, twitter, relazioni, gag, battute ad effetto, annunci e promesse degli ultimi mesi. Ma oltre che andare di fretta, il pensiero Renziano propone agli italiani una partita complessa e comunque affascinante, da giocare in più mosse (fino al 2018), con il chiaro intento di «rinnovare le fondamenta istituzionali del Paese, scrivere le nuove regole» con l'odiato avversario di sempre, per «sconfiggere poi alle urne» lo stesso Cavaliere.

FORMAZIONE POLITICA
Coerenza, si diceva; questa proprio non difetta a Renzi che già per tempo aveva avvertito gli italiani circa le sue intenzioni; lette con il senno di poi, le parole pronunciate nel programma delle primarie hanno più di un significato profetico: «Vogliamo cambiare verso a questo anno cambiando radicalmente il gruppo dirigente che ha prodotto la sconfitta». Ragazzi io vi avevo avvertito, potrebbe oggi dire Renzi, con un invito sotteso a leggere le carte. E leggiamole dunque queste carte dal vago significato premonitore. «Cambiare verso, ci ricorda Renzi, - mettendo il dito nella piaga purulenta di una classe politica imbelle ed inadeguata - significa riconoscerci bisognosi di imparare sempre; un partito che non faccia formazione politica è un partito di plastica» (ma a chi allude?).

LAVORO, GIUSTIZIA E SVILUPPO
Con la strada in discesa di chi può e deve contestare un passato deludente, Renzi invita i «suoi» alla riflessione su «un partito ripiegato su se stesso che fa proseliti soltanto tra i pensionati, dipendenti pubblici e studenti, ma che ha perso contatto con il gruppo di testa: operai, disoccupati, professionisti ed imprenditori». Un pubblico di potenziali adepti/elettori ai quali bisogna parlare il linguaggio della concretezza: «lavoro, giustizia, sviluppo, diritti e contrasto alle iniquità ed alla corruzione». Strade agevoli da declarare ma sempre impervie da percorrere. Lavoro dunque; e non poteva che partire da qui il «partito operaio» per definizione. «Qualcosa vorrà pur dire, si chiede Renzi, se i centri per l'impiego in Italia danno lavoro a 3 utenti su 100 contro quelli svedesi che arrivano a 41 su 100. Abbiamo bisogno di una rivoluzione nel sistema della formazione professionale, che troppo spesso risolve più i bisogni dei formatori che di chi cerca lavoro: e dobbiamo avere il coraggio di dire che sono state scritte pagine indecorose da alcune amministrazioni locali nella gestione della formazione professionale» (che alludesse alla Sicilia?). «Dobbiamo semplificare le regole del gioco: sono troppe duemila norme ed un numero di sindacati e sindacalisti (bella botta!) che non ha eguali in nessun Paese occidentale». E dopo questa diagnosi, ecco la terapia con la relativa tempistica, secondo il collaudato schema renziano; «andiamo al primo Maggio per raccontare che idee abbiamo noi del lavoro, dalla possibilità di assunzioni a tempo indeterminato per i giovani con sgravio fiscale nelle aziende per i primi tre anni, fino all'investimento necessario per chi si trova senza lavoro all'improvviso a cinquant'anni».

RIFORMA ELETTORALE
Certo queste e le altre azioni proposte richiedono una pre condizione: una nuova legge elettorale. A questa si chiede che «faccia sapere subito chi ha vinto e chi ha perso, che garantisca a chi ha vinto di poter fare, a chi ha perso di controllare e soprattutto ai cittadini di giudicare. Una legge elettorale che tolga gli alibi a chi governa (non mi hanno fatto lavorare) e che restituisca ai cittadini il sacrosanto diritto di scegliere». Ma nutrire la speranza non basta se la pancia brontola per la fame. Il «prodotto interno lordo non può essere l'unico indicatore dello stato di salute di una comunità, lo sappiamo» dice Renzi. Ma «dai disoccupati ai consumi interni il segno meno è davanti a tutte le graduatorie. Occorre cambiare verso, dunque. Perché il paradosso è che l'Italia ha le possibilità e le potenzialità per uscirne rafforzata».

FISCO E PRESSIONE FISCALE
Ed a scanso di equivoci, arriva puntuale una mozione d'ordine. «Non dobbiamo più consentire a nessuno di definirci il partito delle tasse. Perché chi lo dice in questi anni non ha ridotto la pressione fiscale. Servono strumenti veri per combattere l'evasione fiscale ed aiutare le aziende, rendendo l'Agenzia delle Entrate non il nemico ma il partner». E per mandare un chiaro segnale alla pancia dei duri e puri, ecco la bordata alla banche, ree di «essere ovunque, nelle proprietà dei giornali come nella gestione delle aziende, tranne dove devono stare davvero: a dare una mano alle famiglie, alle piccole imprese, agli artigiani».

IL SUD
Poteva mancare un segno di attenzione per il sud? Eccolo. «Dobbiamo farci promotori di una strategia fondata su investimenti mirati: infrastrutture materiali e immateriali, istruzione, ricerca, efficace controllo del territorio contro l'illegalità diffusa e la criminalità organizzata».

STUDIARE PER CAMBIARE
Per realizzare un progetto così ampio, per vincere una sfida così difficile, riflette Renzi, «avremo bisogno di tanto coraggio, ma non basterà il nostro coraggio. Avremo bisogno di studiare tanto». Un bel salto, non c'è che dire, rispetto alla politica tuttologa e superficiale cui siamo ormai avvezzi.

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