Martedì, 20 Novembre 2018

"Deputati mafiosi alla Regione?": le accuse di Cicero spaccano il Megafono

Sicilia, Politica

PALERMO. Aprono uno squarcio nel Megafono  le accuse del presidente dell'Irsap, Alfonso Cicero, che ieri ha  affermato di avere fatto «denunce ben precise con nomi e cognomi  di alcuni deputati che continuano a sostenere ambienti  affaristico-mafiosi che nelle aree industriali sono una minaccia  non solo per chi li vuole contrastare ma per il tessuto  economico della Sicilia». Se il capogruppo del Megafono all'Ars,  Giovanni Di Giacinto, s'è unito al coro di sdegno che s'è alzato  all'Ars durante la seduta parlamentare, il deputato del  movimento ispirato da Crocetta, Nello Di Pasquale, invece ha  preso nettamente le difese di Cicero, l'unico in realtà a sala  d'Ercole a farlo in maniera ufficiale.    


Intervenendo in aula, Di Giacinto ha detto: «Probabilmente  qualcuno butta un pugno di sabbia rispetto all'Assemblea  regionale e, poi, è difficile recuperare quel pugno di sabbia  che è stato buttato. È chiaro che noi ci auguriamo che, al più  presto, il nostro presidente della Commissione antimafia  convochi il dottore Cicero, già domani, quindi, perchè faccia  nomi e cognomi». «Nessuno di noi può stare ad aspettare per  sapere chi è il mafioso o a subire - ha aggiunto Di Giacinto -  vogliamo sapere nome e cognome di chi sono i mafiosi in  quest'Aula».    


Ma Di Pasquale, poco dopo, ha preso le distanze dal suo  capogruppo e dagli altri deputati intervenuti per stigmatizzare  le dichiarazioni di Cicero. E prendendo la parola in aula, il  deputato del Megafono ha sostenuto: «Su questa vicenda c'è stato  troppo allarmismo, si tratta di una persona che, ad oggi, sta  rischiando la vita per il suo lavoro e per la Regione siciliana,  io non me la sento di aderire al coro che quasi mette sotto  inchiesta il dottore Cicero». E ancora: «Esprimo la mia distanza  assoluta rispetto a qualsiasi tipo di preoccupazione nei  confronti delle dichiarazioni di Cicero, perchè io non sono  preoccupato, casomai si deve preoccupare chi ha problemi». «Ma  questo Cicero non lo manda a dire - ha proseguito Di Pasquale -  perchè lui si rivolge direttamente alle Procure, quindi il  problema non si pone, e non si pone per chi come me non ha nulla  a che fare con criminalità organizzata e mafia». «Dopodichè ci  tengo a ricordare all'Aula - ha concluso il dpeutato del  Megafono - che Cicero rischia la vita, ma non perchè lo dice  lui, lo dicono i magistrati e lo dice anche il prefetto che si  occupa della sua incolumità».  

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