Mercoledì, 21 Novembre 2018

Sochi 2014: delusione Pellegrino nel fondo

Il valdostano è stato eliminato in semifinale nello Sprint: "Non sono deluso, solo triste. Non avevo più benzina, ma ora vado avanti"
Sicilia, Sport

SOCHI. I campioni  cadono giù come birilli, su una neve diventata granita per il  caldo, e la gara sprint dello sci di fondo si trasforma in una  gara a eliminazione. Federico Pellegrino però resta in piedi, ma  non arriva alla fine: l'azzurro che doveva aiutare l'Italia a  rimettere il naso fuori dalla neve in cui è sprofondato nelle  ultime stagioni in questa specialità crolla e fallisce il suo  primo appuntamento con le Olimpiadi. Al Laura Center, tra i  monti imbiancati a sprazzi e le temperature fin troppo miti per  poter dire di essere ai Giochi invernali, l'atleta valdostano  non è riuscito nemmeno a entrare in finale: ultimo nell'ultimo  segmento che decretava la rosa per la medaglia, dopo aver dato  il meglio di sè nelle prime batterie.    


«Non sono deluso, nemmeno arrabbiato, ma triste sì - ammette  il 23enne che forse troppo presto si è sentito di dover salvare  la nazionale dall'ennesimo flop dopo i fasti di un passato ormai  troppo andato - Non mi sono mai sentito le spalle pesanti, la  verità è che sono scoppiato di gambe e di testa. Non avevo più  benzina». Secondo nella coppa del mondo di specialità dopo le  vittorie a Oberhof e Nove Mesto, il ragazzo che sprinta sulla  neve, suona e canta e ha occhi solo per la fidanzata - anche  lei, Greta Laurent, azzurra del fondo e nella gara che scorreva  in parallelo a quella degli uomini è finita a terra eliminata  già nelle prime qualifiche - mostra il sorriso amaro dei giorni  peggiori. Non lo consola il fatto che anche altri, campioni come  lo svizzero David Cologna e la regina del nordico Marit Bjorgen,  già un oro qui a Sochi, sono caduti finendo fuori dalla rosa in  corsa per le medaglie.     


La finale poi è stata quasi comica: dopo la ripida salita,  sulla discesa il capitombolo è stato collettivo. In quattro, su  sei, tutti giù per terra e il podio si decide praticamente a  metà gara. Vince il norvegese Hattstad, argento e bronzo agli  svedesi Peterson e Joensson. Sulla neve incapace di rialzarsi  anche il padrone di casa Ustiugov. Una sprint particolarmente  dura, un «tracciato particolarmente adatto a Pellegrino quando è  proprio in forma» spiega il tecnico della nazionale Paolo Riva.  E poi certo «quella neve molle...». «Forse qualcosa nella  battitura l'hanno sbagliata - sottolinea Pellegrino - dicevano  che si sprofondava venti centimetri. E quando è così la  stabilità non è garantita».     


Pellegrino non si abbatte, «ripieghiamo sulla coppa del  mondo...». L'Olimpiade non è finita, anche se questa era la sua  gara, da sprinter che dovrà però lavorare sulla distanza. «La  qualità sulla rapidità è innata - spiega - devo fare il resto.  Ma sono soddisfatto, mi sono preparato: ma qui dopo la prima  salita ho capito che le gambe non c'erano più e la gara era  andata. È mancato qualcosa, sognavo qualcosa di più, ma  continuerò a sognare. Ci saranno altre occasioni: i primi dieci  del mondo sono alla mia portata, i primi tre ancora no». Su quel  1.8 km, in poco più di tre minuti è volata via la sua prima  grande occasione. Il fondo azzurro non riesce a  riemergere. 

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