Lunedì, 12 Novembre 2018

Il territorio e la necessità di una svolta

Sicilia, Editoriali

È sempre dopo tragedie come quella di Noto (oggi) o catastrofi come quella di Giampilieri (ieri) che ci si torna puntualmente ad interrogare su responsabilità e competenze, prospettive e punizioni. Mentre la terra ci scricchiola sotto i piedi o ci scivola giù sulla testa dai pendii di montagna senza neanche più bisogno di calcolare le intensità di una scossa sismica. Basta un forte temporale, basta un accenno di nubifragio e fatalmente si contano vittime, oltre che danni. Subito dopo ci si accorge (o si finge di farlo) che l’aggressione agli equilibri geologici di intere aree più o meno urbanizzate non è in realtà dovuta alle intemperie atmosferiche ma al micidiale cocktail di irresponsabilità e indolenza che comporta un concorso di colpa. Sul banco degli imputati tanto la politica dei rappresentanti quanto la comunità dei rappresentati. Quello illustrato nell’intervista qui sopra dal leader nazionale dei geologi è un manifesto fin troppo eloquente di questo costante attacco all’equilibro naturale. Decenni di dissennate politiche di speculazione edilizia, in cui hanno recitato pari ruolo speculatori protetti dalla politica e politici lanciati dagli speculatori, non autorizzano nessuno adesso a manifestare sorpresa e meraviglia per quanto accade ad ogni scroscio di pioggia. Urge piuttosto invocare - anzi pretendere - una svolta che accomuni intenti positivi. Una corretta gestione del territorio passa attraverso scelte che possono apparire poco popolari dal punto di vista strettamente politico, ma indispensabili per porre un freno a un cedimento che appare inesorabile. Da qui un rilancio della lotta all’abusivismo edilizio e un abbandono della scriteriata cementificazione camuffata sotto le ipocrite vesti dello sviluppo. La politica agisca. La comunità dei cittadini - o la parte malsana di essa - comprenda che non basta avere l’amico di turno nell’ufficio giusto per costruire dove capita. E si aggiunga invece alla sua parte sana, perchè sappia premiare o condannare scelte dalle quali, oggi più che mai, dipende la vita stessa dei suoi componenti.

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