Sabato, 17 Novembre 2018

Tasse, un sistema che alimenta ingiustizie ed evasione fiscale

È l'argomento di cui si parla di più, ma che forse si conosce meno: le tasse. Il Ministero delle Finanze ha reso noto il gettito delle imposte incassate in Italia nei primi 11 mesi dello scorso anno. L'occasione è quindi buona per una sintetica elencazione delle diverse forme di imposizione e delle somme ricavate dallo Stato, dalle regioni e dai comuni. Complessivamente il fisco ha incassato 339 miliardi di euro; a questi vanno aggiunti altri 43 miliardi di euro prelevati da regioni e comuni.
Si arriva così a 382 miliardi di euro incassati appunto in 11 mesi. Al netto di detrazioni, sgravi, deducibilità, esenzioni, etc una famiglia italiana con quattro componenti subisce mediamente un prelievo fiscale sul proprio reddito del 35,7%; la stessa famiglia paga il 31,3% nei Paesi dell'area euro ed, addirittura, il 26% nella media dei Paesi OCSE.
Insomma, non restano molti dubbi sull'eccessivo carico di imposte che grava sul contribuente italiano. Ma le tasse, oltre ad essere gravose, sono anche fortemente inique. Una prima fonte di iniquità discende dalla tipologia di imposte; una seconda, decisamente più grave, riguarda invece le differenze di prelievo tra le diverse tipologie di contribuenti. Cominciamo dalle imposte. I Paesi europei incassano quasi il 35% delle loro entrate attraverso le imposte sui consumi (prevalentemente attraverso l'IVA) e circa il 45% tassando il lavoro (tasse sul reddito da lavoro e contributi sociali).
In Italia le entrate dai consumi, invece, sono inferiori al 25% e quelle sul lavoro superano il 50%.
In definitiva, rispetto all'Europa, l'Italia risparmia i consumi e penalizza il lavoro, facendo così un regalo a chi può spendere di più, togliendo risorse ai lavoratori dipendenti e rendendo meno competitive le nostri merci sull'estero. A proposito di iniquità del fisco, risulta poi incomprensibile che ad esempio i risparmi siano tassati al 25%, mentre il mercato, spesso torbido, di giochi e scommesse debba beneficiare di un trattamento di riguardo, grazie ad un prelievo medio di appena il 10%. Ma l'iniquità più pesante, e che determina una vera e propria disuguaglianza sociale, è quella della distribuzione del prelievo sul reddito.
Fatto cento il gettito dell'Irpef in Italia, l'80% viene pagato da lavoratori dipendenti e pensionati, mentre gli autonomi pagano appena l'8%. L'Irpef è l'imposta che in assoluto procura le maggiori entrate all'erario; senza intenti punitivi nei confronti dei liberi professionisti ed in generale dei lavoratori autonomi, l'attuale ripartizione del carico fiscale impone un serio ripensamento.
La soluzione avvistata potrebbe essere quella di ricorrere al modello americano, per consentire anche alle famiglie di lavoratori e pensionati di rendere deducibile almeno una parte delle uscite. In questo modo il loro reddito potrebbe essere tartassato meno e si metterebbe in moto una vera lotta all'evasione.
Detto brutalmente: fino a quando non sarà deducibile, nessuno chiederà mai la fattura all'idraulico! Qualche numero può rendere meglio comprensibile la questione del fisco in Italia. L'Irpef ha fruttato nei primi 11 mesi dello scorso anno circa 137 miliardi di euro, confermandosi la principale fonte di entrate fiscali; ma la stortura, come si diceva, sta nel fatto che 110 miliardi sono stati versati dai lavoratori e dai pensionati e soltanto 11 miliardi dai lavoratori autonomi.
L'IVA dal canto suo (è la seconda più importante fonte di entrate fiscali) ha generato un gettito di 94 miliardi di euro, mentre le tasse sulle transazioni (essenzialmente case) hanno fruttato circa 12 miliardi, tra imposte di registro, di bollo, catastali ed ipotecarie. Tra le imposte minori non mancano alcune curiosità. I bolli auto, ad esempio, hanno reso appena 270 milioni di euro, mentre il canone televisivo ha portato all'erario 1,7 miliardi di euro. Tuttavia quello che non incassa con i bolli auto, lo Stato si premura di recuperarlo attraverso le imposte di fabbricazione e di consumo sulle benzine.
Una voce importante tra le entrate fiscali è infatti quella sulla lavorazione degli oli minerali; si tratta essenzialmente di imposte sulla raffinazione petrolifera. Il gettito è stato di circa 21 miliardi di euro. Di questi, circa 8 miliardi di euro sono la quota pagata dai produttori siciliani sulla lavorazione di benzine e gasolio; somma questa incamerata per intero dallo Stato e senza alcun ritorno per la Sicilia, che trattiene invece per intero l'inquinamento e la devastazione ambientale di alcune zone Una considerazione a parte meritano infine le imposte locali che da qualche anno stanno crescendo a vista d'occhio.
Parliamo delle addizionali Irpef, regionali e comunali, e della tanto discussa IMU ora sostituita da Tari e Tasi. Nei primi undici mesi dello scorso anno hanno fruttato oltre 43 miliardi di euro. A proposito di addizionali, una recente indagine della Cgia di Mestre evidenzia che i prelievi fiscali a livello locale stanno crescendo a ritmi esponenziali; più 30% negli ultimi cinque anni. A Palermo addirittura più 41%.
Anno dopo anno, con metodica perseveranza il contribuente palermitano si è visto penalizzare, attraverso addizionali regionali e comunali crescenti; alla fine un pensionato palermitano (con mille euro al mese) è arrivato ad un prelievo solo per imposte locali di 405 euro all'anno, un impiegato (con due mila euro al mese) a 911 euro ed un quadro (con 3 mila euro al mese) a 1.493 euro.
Sono tanti soldi in assoluto, ma diventano davvero troppi quando le strade sono dissestate, i cumuli di rifiuti crescono a vista, i mezzi pubblici viaggiano a singhiozzo e i cimiteri chiudono per manutenzione.

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