Sabato, 22 Settembre 2018

Pd, in Sicilia accordo su Raciti candidato

Sicilia, Politica

PALERMO. In Sicilia Renzi trova l'accordo con Cuperlo e lancia il giovane turco Fausto Raciti per la segreteria del Pd, ma l'alleanza finisce per spaccare il partito creando mal di pancia tra gli stessi renziani e facendo saltare l'intesa con Areadem che qualche mese fa aveva consentito  l'elezione a Palermo del 'renziano' Carmelo Miceli. Il risultato è che i candidati alle primarie del 16 febbraio sono cinque, in una sfida di "tutti contro tutti".

Il tentativo di un accordo unitario tra tutte le anime democratiche, portato avanti da Davide Faraone, è fallito davanti all'impossibilità di comporre un puzzle complesso, mettendo a posto i tasselli dell'elezione del nuovo segretario, il rimpasto nel governo Crocetta e le candidature alle Europee. Così nell'area Renzi, così come tra i cuperliani non sono pochi i dissenzienti rispetto alla linea e qualcuno parla di tentativo di "commissariamento" da parte di Renzi, che avrebbe chiuso l'intesa sulla Sicilia nell'ambito dell'accordo con i Giovani Turchi sulla legge elettorale. Succede così che Davide Faraone e l'ex senatore Vladimiro Crisafulli si ritrovino alleati, quando fino a pochi mesi fa erano ai ferri corti; Faraone occupò persino il seggio di Enna, roccaforte di Crisafulli, gridando al sabotaggio contro Renzi durante le primarie, mentre l'ex
senatore lo definì il suo "stalker personale".

In questo quadro, Areadem ha deciso di appoggiare il segretario uscente Giuseppe Lupo, al quale i renziani avevanoofferto il posto di capogruppo all'Assemblea siciliana per evitare lo scontro, tentativo vano. Corrono da soli anche i civatiani che schierano Antonella Monastra, consigliere comunale a Palermo e sostenuta da numerose associazioni civiche per il suo impegno nel sociale.

I malpancisti 'renziani' sostengono invece Antonio Ferrante, tra i primi sostenitori del 'big bang' del sindaco di Firenze, mentre il quinto è Giuseppe Lauricella. Adesso i riflettori sono puntati sui dissenzienti dei vari schieramenti. A cominciare dal deputato regionale 'renziano' Fabrizio Ferrandelli, tra i più delusi dell'accordo. "Sono molto preoccupato per il futuro della Sicilia - dice - Lavoro da mesi affinché il Pd siciliano sia unito, aperto, e serio. Stasera dimostra di essere una forza divisa tra correnti, non aperta alla società e poco adatta ad affrontare i problemi gravi che ha la nostra Sicilia".

Per Ferrandelli "qui l'8 dicembre sembra non esserci mai stato e il vento di cambiamento sembra essersi fermato nello Stretto di Messina". Proprio a Messina i 'cuperliani' sono in rivolta, l'asse Renzi-Giovani Turchi ha 'bruciato' la candidatura del costituzionalista Antonio Saitta, su cui c'era un'intesa di massima fino a stamattina. Poi l'ha spuntata Raciti, nome sul quale anche tra i sostenitori del governatore Crocetta c'era qualche perplessità.

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