Sabato, 17 Novembre 2018

Ingroia, raccomandati a E-Servizi? La commisione indaga

PALERMO. Una commissione speciale, nominata  da Antonio Ingroia, farà una indagine, che dovrà concludere  entro due mesi, sui 76 dipendenti assunti due giorni fa da  Sicilia e-Servizi, la società della Regione di cui l'ex pm è  commissario liquidatore, per stabilire che tipo di competenze  hanno e se dunque potranno essere confermati dopo i 4 mesi di  prova. Si tratta di personale assunto qualche anno fa dal socio  privato di Sicilia e-Servizi, che intanto è diventata  interamente pubblica e che il governo dieci giorni fa, con la  finanziaria, ora considera strategica, dunque non più in  liquidazione.     «Abbiamo deciso di assumere il personale proveniente dall'ex  socio privato perchè la Regione non ha tra i propri dipendenti  le figure professionali per gestire il servizio - spiega Ingroia  all'ANSA dopo notizie apparse su alcuni organi d'informazione -  In questo modo abbiamo evitato il blocco del sistema informatico  che avrebbe mandato in tilt la Regione, mettendo a rischio le  prenotazioni negli ospedali, il servizio del 118 e l'intera  macchina burocratica».     Tra i 76 dipendenti ci sarebbero persone indagate, parenti di  politici e burocrati, e anche di mafiosi, come il genero di  Stefano Bontade, ucciso nella guerra di mafia a Palermo nel  1981.     «In questa fase era fondamentale evitare il blocco del  servizio, che sarebbe scattato tra un paio di giorni in quanto  la procedura di mobilità, disposta dall'ex socio privato, per le  76 persone scadeva a breve - afferma l'ex pm - Non avevamo  scelta. In Sicilia c'è il blocco delle assunzioni, potevamo solo  assumere personale che aveva precedenti rapporti con  l'amministrazione, come in questo caso».     Ingroia aggiunge: «Ho preso in mano questo incarico alla  vigilia del blocco delle assunzioni e nel pieno del contenzioso  tra Sicilia e-Servizi e socio privato; in cinque anni nessuno  aveva mai controllato nulla, avrei potuto anche dimettermi, ma  non l'ho fatto assumendomi la responsabilità di rimettere a  posto la società». 

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