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Gela, cadde dal ponteggio del cantiere Chiede risarcimento da 350 mila euro

La richiesta tramite il suo legale Giacomo Di Fede, nel dibattimento appena apertosi a carico di 4 imputati accusati anche di avere violato la normativa in materia di sicurezza sul lavoro

GELA. Nel dicembre di due anni fa fu protagonista di un gravissimo incidente sul lavoro che, da quel momento, lo ha segnato anche sul piano della vita quotidiana. Per questa ragione, l'operaio edile trentenne Antonio Tallarita ha deciso di chiedere, davanti al giudice del tribunale di Gela Manuela Matta, un maxi risarcimento da trecentocinquantamila euro. Lo ha fatto, tramite il suo legale Giacomo Di Fede, durante il dibattimento appena apertosi a carico di quattro imputati: tutti chiamati a rispondere di lesioni personali colpose e violazione della normativa in materia di sicurezza sul lavoro. Il processo si è aperto a carico dell'imprenditore Riccardo Luca, dei tecnici Giovanbattista Mauro e Fabrizio Lisciandra e della società Luca costruzioni srl. L'operaio, invece, ha deciso di costituirsi parte civile. Una costituzione che non ha mancato di creare polemica in aula. Il pool difensivo, composto dagli avvocati Antonio Gagliano, Vittorio Giardino, Enrico Aliotta e Giovanna Zappulla, ha contestato la possibilità di far valere la costituzione di parte civile anche nei confronti della società per la quale l'operaio lavorava al momento del grave incidente. Il giudice Manuela Matta, però, ha rigettato l'eccezione presentata dalle difese e, di conseguenza, accolto la costituzione anche nei confronti dell'azienda. Antonio Tallarita, nel dicembre di due anni fa, cadde da uno dei ponteggi allestiti all'interno del cantiere di contrada Albani Roccella a Gela dove era impegnato. Trasportato all'ospedale Vittorio Emanuele, riportò profonde ferite e fratture in diverse parti del corpo. I magistrati della procura e le forze dell'ordine avviarono le indagini che hanno condotto all'attuale dibattimento apertosi davanti al giudice Manuela Matta. Gli avvocati difensori degli imputati, intanto, hanno già preannunciato la necessità di ulteriori produzioni documentali: atti che dovrebbero servire ad escludere la responsabilità non solo del titolare dell'azienda finita al centro dei controlli ma anche dei tecnici incaricati di occuparsi del cantiere sotto il profilo del rispetto delle norme di sicurezza. Nel corso dell'attività d'indagine, gli investigatori hanno effettuato controlli proprio nel cantiere di contrada Albani Roccella avviato allo scopo della realizzazione di diverse abitazioni familiari. L'avvocato Giacomo Di Fede, durante la prima udienza, ha insistito sul punto dell'ammissione della costituzione di parte civile nell'interesse dell'operaio che, a suo dire, da quel momento non è più riuscito a lavorare con regolarità.

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