La politica e i suoi orticelli

La prepotenza dei partiti non conosce argini. Ieri, con un voto sorprendente, è stata bocciata la proroga del commissariamento delle Province. Vuol dire che, almeno in linea teorica, la soppressione degli enti è saltata. Si tratta ora di capire se davvero la riforma è morta oppure se la giunta, con uno scatto di volontà, riuscirà comunque a portare a termine il suo programma. Come peraltro lo stesso Crocetta ha ieri assicurato di voler fare. L'indignazione è forte: il voto è avvenuto a scrutinio segreto e almeno trenta deputati della maggioranza hanno votato contro. Significa che la politica, sia di destra che di sinistra, non ha nessuna voglia di abbandonare le sue posizioni e la gestione dei suoi orticelli. La sopravvivenza delle Province sta diventando l'ultima trincea dove i partiti provano a difendere i rispettivi privilegi. Tanta resistenza lascia temere per i contenuti della riforma. Il taglio di queste amministrazione serve a risparmiare sui costi della politica.   Poco o tanto che sia non ha importanza. Rileva il dato segnaletico. Tuttavia non vorremmo che, come spesso accade in Sicilia u discursu è unu, u fattu n'autru. Perchè il dubbio che alla fine prevalga una soluzione gattopardesca è molto forte e il voto di ieri l'ha confermato. I consorzi di comuni destinati a sostituire le province potrebbero finire per assorbirne non solo dipendenti e funzioni, ma anche costi. Cioè cambierà tutto per restare esattamente come prima. Una pura operazione nominalistica che servirà a sostituire le etichette e placare un po' di clamori dell'anti-politica. Nella sostanza, però, tutto resterà come oggi. Per i partiti l'unica cosa che conta è la soddisfazione delle proprie clientele che assicurano consensi e voti.  D'altronde che sia questa la stella polare lo dimostra la telenovela sulla stabilizzazione dei precari negli enti locali. Un'operazione gigantesca che garantirà ai registi la riconoscenza di diverse migliaia di persone e delle loro famiglie. Si tratta, però, di una manovra dai costi esorbitanti. Per finanziarla è in programma una manovra piuttosto corposa di tagli nei trasferimenti ai Comuni. Insomma per dare ai sindaci i soldi che servono loro per i precari verranno ridotti altri finanziamenti ai municipi stessi. Una gigantesca partita di giro che farà muovere una girandola di miliardi lasciando, però, la sostanza intatta. Con una mano verrà tolto e con l'altra verrà dato. Si chiama finanza creativa ma è solo una presa in giro. La politica, però, avrà ottenuto il suo scopo venendo incontro alle richieste di migliaia di precari. Tanto alla fine a pagare saranno sempre i contribuenti.  FONDI@GDS.IT

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