Sicilia, Politica

Prepensionamenti, l'Ars ferma il governo

PALERMO. I prepensionamenti alla Regione creano il primo caso intorno alla Finanziaria che l’Ars si appresta a esaminare. La norma con cui la giunta vorrebbe congelare la riforma Fornero fino al 2016 non ha superato l’esame in commissione Affari istituzionali. L’assessore al Personale, Patrizia Valenti, annuncia però che «verrà riproposta perchè è una di quella su cui si punta per alleggerire gli organici e risparmiare».
Ma è proprio su questi due aspetti che è scoppiato lo scontro. La norma allo studio ricalca quella che il ministro per la Pubblica amministrazione, Gianpiero D’Alia, ha fatto approvare a livello nazionale. Prevede, in estrema sintesi, che per il prossimo triennio si potrà andare in pensione con i requisiti in vigore prima della riforma Fornero, che nel 2012 ha alzato l’asticella sia dal punto vista anagrafico che contributivo. Dunque, col congelamento, si potrà lasciare gli uffici a 65 anni di età invece che 66 e 3 mesi o con 40 anni di contributi invece che 42. E si potrà andare in quiescenza anche se la somma fra i due valori farà 97: quindi con almeno 61 anni di età e 36 di servizio.
È una norma molto attesa nell’amministrazione. E servirà solo a svuotare gli uffici perchè chi lascia non potrà essere sostituito, nemmeno dai precari in via di stabilizzazione: si abbasserà quindi il numero di posti in piante organica. Ma quanto vale in termini economici? Per Antonello Cracolici (Pd), presidente della commissione Affari istituzionali, non abbastanza per legittimare un esodo: «È la Regione che paga le pensioni, dunque la spesa verrebbe solo spostata da un capitolo all’altro del bilancio».
Il Fondo pensioni della Regione, guidato da Rosolino Greco, ha fatto uno studio dettagliatissimo. Ha calcolato che fra il 2014 e il 2016 potrebbero lasciare gli uffici 204 dirigenti (63 subito, 56 l’anno dopo e 85 nel 2016) e 1.149 funzionari (346 l’anno prossimo, 290 nel 2015 e 495 nel 2016) per un totale di 1.353 persone su circa 17 mila dipendenti a tempo indeterminato.
L’effetto economico è stato misurato dagli uffici di Greco. Per quanto riguarda i dirigenti, calcolando mediamente uno stipendio lordo di 75 mila euro annui e una pensione di 71 mila, il risparmio sarebbe di 4 mila euro all’anno a dirigente, cioè 816 mila euro all’anno dal 2016 in poi (quando l’esodo sarà completato).
Per quanto riguarda i funzionari, calcolando uno stipendio medio di 37 mila euro lordi annui e una pensione di 34 mila, gli uffici stimano un risparmio di 3 mila euro all’anno a dipendente. Il che al termine del triennio significherebbe un alleggerimento di 3 milioni e 447 mila euro all’anno. Diminuendo gli anni di servizio, diminuirebbe anche la buonuscita. In questo caso gli uffici del Fondo pensioni stimano un risparmio di 20 mila euro a dipendente: dunque 27 milioni al termine dell’esodo. Infine, Greco ha calcolato che la Regione risparmierebbe 2 mila euro di indennità di risultato per ogni dirigente e 5,5 milioni per il comparto dei funzionari.
Forte di queste cifre l’assessore Valenti (Udc) prova a forzare la mano rispetto al parere contrario espresso dalla commissione Affari istituzionali. È dello stesso avviso Nino Dina (anche lui dell’Udc), presidente della commissione Bilancio dell’Ars: «Io sono favorevole ai prepensionamenti. Anche se la commissione si esprimerà solo dal punto di vista della convenienza economica. Attendiamo quindi i dati ufficiali del governo». Che per la verità indicano anche che il maggiore risparmio si avrebbe estendendo alla fine del 2017 il congelamento della riforma Fornero: a quel punto andrebbero via altre 820 persone e il risparmio aumenterebbe di 2 milioni e 650 mila euro all’anno. Ma su questo il governo è cauto: «Mi atterrei alla direttiva nazionale senza andare oltre» sintetizza la Valenti

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