Bilancio e finanziaria, allarme sui conti Polemica sull’abolizione delle Province

Perplessità sugli accantonamenti tributari: 547 milioni contro gli 819 dell’anno scorso. Non c’è ancora intesa con lo Stato

PALERMO. Bilancio e Finanziaria non sono ancora arrivati in aula ma è già allarme sui conti della Regione mentre infuria la polemica sull’abolizione delle Province.
A sollevare perplessità sulla legge di stabilità è la Commissione Bilancio e il presidente Nino Dina ha messo i dubbi nero su bianco, con una nota all’assessore all’Economia Bianchi e al presidente Crocetta. A lasciare perplessi sono gli accantonamenti tributari attraverso cui garantire il concorso della Regione agli obiettivi di risanamento della finanza pubblica nazionale: la legge finanziaria li quantifica in 547 milioni e 534 mila euro contro gli 819 milioni e 314 mila dello scorso anno. Scelta su cui non c’è ancora accordo fra Stato e Regione. Se l’intesa non dovesse essere raggiunta, 400 milioni di spesa resterebbero bloccati. «Tutto ciò conferisce, ad avviso mio e degli Uffici, eccessiva aleatorietà alle appostazioni contabili», scrive Dina.
Critici sulla manovra anche Cgil, Cisl e Uil. «È una manovra costruita sui ”se” e sui ”ma”», dice il Michele Pagliaro (Cgil). Maurizio Bernava (Cisl) parla di «incertezza e approssimazione». «La finanziaria e il bilancio non possono essere ostaggio di giochi politici», aggiunge Claudio Barone (Uil). Domani a Catania il presidente Pietro Agen spiegherà perchè «la finanziaria regionale non piace a Confcommercio».
E un incontro urgente è chiesto anche dal rettore di Catania, Giacomo Pignataro, preoccupato dei tagli. Incontro che Crocetta intende fissare a breve mentre assicura: «Nessun taglio delle borse di studio relative ai tirocini formativi».
Da bilancio e finanziaria dipendono anche le sorti della legge su Province, aree metropolitane e liberi consorzi, rinviata a dopo l’approvazione della manovra. «La patata bollente sugli enti cancellati dalla legge regionale viene accantonata col proposito di discuterla dopo la finanziaria ed il bilancio, ma con il reale intento di boicottare la riforma», denunciano i 5 Stelle.
Il timore è che la riforma naufraghi e si torni alle elezioni. Ipotesi difficile, soprattutto se dovesse essere approvato un emendamento proposto da Figuccia e Milazzo (e sottoscritto da tutta la I commissione) che limita a due mesi le proroghe dei commissari (e non sei come propone il governo). «Crocetta ha detto un anno fa di voler sopprimere le Province e di passare ai Liberi consorzi dei Comuni – accusa Nello Musumeci - , ma non sa ancora come fare. Il solo risultato ottenuto è il caos e l'incertezza negli enti intermedi e la mortificazione del valore della democrazia e della partecipazione popolare».
Ma sul provvedimento si consuma anche lo scontro fra Alloro(Pd) e il presidente Crocetta. Il deputato accusa il governo di voler istituire l’area metropolitana Caltanissetta-Enna per «spianare la strada alla costituzione del libero Consorzio di Gela», penalizzando così Enna. «L’emendamento del governo - aggiunge Alloro - prevede, come requisito per la costituzione del’area metropolitana Caltanissetta-Enna, la soglia di ”appena” 200 mila abitanti: in questo modo si lascerebbe a Gela e ad una serie di altri Comuni la possibilità di potersi aggregare e costituire un Consorzio di Comuni».
Alloro parla di «baratto istituzionale» e annuncia battaglia. «Le città metropolitane si fondano sulla volontaria e libera adesione delle singole città.
Così come si formano i liberi consorzi dei comuni» precisa Crocetta, aggiungendo: «Enna è liberissima di aderire o meno a tale proposta. Enna, così come tutte le altre città siciliane, hanno la possibilità di realizzare liberi consorzi con capofila il comune che ha più abitanti. Sinceramente non riesco a capire di cosa si parli».

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