Sport e degrado, sempre più in basso

Il calcio è lo sport più ricco e diffuso nel mondo. Il suo successo è anche la sua malattia. E in questo degrado si va sempre più in basso. Il primo scandalo in Italia è del 1980, il Totonero. Allora le scommesse non erano legali. Il punto di partenza è simile, un sottobosco di personaggi di quart’ordine che s’infiltra nelle società. Quel che colpisce, allora come oggi, è la disponibilità dei club a non sorvegliare le porte e di alcuni calciatori ricchi e famosi ad ascoltare le offerte di questi loschi figuri.
Nelle telefonate si parlava di comprare due-tre villette e che il prezzo era variabile, al mare, in montagna o in pianura. In effetti le villette erano partite e la tipologia significava il campionato, dalla serie A alla Prima Divisione. Le 212 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare mettono tristezza, anche a chi aveva perso da tempo l'illusione dello sport come oasi verde dalle acque limpide nel deserto della corruzione. Soprattutto nel calcio. E per un solo motivo che non dipende da regole o tattiche: è lo sport più ricco e diffuso nel globo. Il suo successo è anche la sua malattia.
Dal giugno del 2011, due anni e mezzo fa, si tratta del settimo filone dell'inchiesta con epicentro Cremona e diramazioni a Bari e a Napoli. Le accuse sono impressionanti, i due compari Salvatore Spadaro e Francesco Bazzani vantavano entrature con i direttori sportivi di decine di squadre. Accuse da provare ma è certo che i campionati non sono immacolati. L'ordinanza di custodia riporta i prezzi di giocatori e allenatori: 700-800.000 euro per pilotare una partita. L'ordinanza affronta anche la casistica: non è reato di frode sportiva solo quando due squadre, senza accordi precedenti, pareggiano sul campo perché loro conviene. Ma talvolta, secondo l'accusa, quando una squadra è meno interessata al risultato viene fissato un prezzo in denaro o un favore da rendere in futuro. Inoltre alcuni calciatori guadagnavano altri soldi scommettendo in proprio sul risultato «aggiustato». E poi c'è la combine perfetta, quella su scommesse come l'over. Si vince se si segnano, per esempio, almeno tre gol in una partita. Allora le due squadre li garantiscono.
Il primo scandalo in Italia risale al 1980, il Totonero. Allora le scommesse non erano legali. Il punto di partenza è per certi versi simile, un sottobosco di personaggi di quart'ordine che si infiltra nelle società di calcio. Quel che colpisce, allora come oggi, è la disponibilità dei club a non sorvegliare le porte e di alcuni calciatori ricchi e famosi ad ascoltare le offerte di questi loschi figuri. In più c'è oggi il legame con le gang internazionali delle partite truccate. Il blitz in Italia segue quello di Singapore, dove è stato arrestato Tan Seet Erg, alias Dan Tan, considerato il capo di una banda in grado di truccare quasi 700 partite in dieci anni, un centinaio in Italia, con un giro d'affari di 90 miliardi di dollari. Il tutto favorito dalla velocità nelle scommesse attraverso i computer. Saputo il risultato taroccato, molte puntate avvenivano in Cina, dove si può scommettere fino a 1000 dollari ma c'è un tasto che pigiato moltiplica per 20 la giocata.
Il calcio scommesse non è un fenomeno solo italiano, né è frutto della crisi economica. Secondo l'Europol è la Germania la nazione con il maggior numero di partite truccate. Ci sono state inchieste in quasi tutti i paesi. In Turchia nel campionato 2010-11 sono stati coinvolti ben 16 club delle prime due serie e il presidente del Fenerbahce, la squadra che aveva vinto lo scudetto, ha ricevuto una condanna penale a 6 anni e 3 mesi di carcere, con una multa da 1,3 milioni di euro. La giustizia sportiva, invece, non ha penalizzato alcuna società, limitandosi a squalificare dirigenti. La notizia che le gang delle scommesse erano pronte a truccare i Mondiali di calcio completa il quadro.
C'è un giudizio morale e ci sono duri provvedimenti da prendere. Quando due squadre giocano allegre in difesa per far vincere una scommessa over, quando un centrale non interviene con tempismo per favorire il gol avversario, si tratta di un doppio tradimento: verso l'etica (sportiva si può anche non aggiungere) e verso il pubblico che si diverte per le molte marcature o per una vittoria, senza sapere che è un falso. A volta i livelli di recita in campo sono da filodrammatica ma la passione contrasta i dubbi, né alcuno dagli spalti potrà mai dire se il portiere si è lasciato sfuggire il pallone perché era viscido o perché prezzolato.
Questi scandali vengono scoperti sempre fuori dall'ambiente del calcio che risulta in questa battaglia il grande assente. Non bastano i dovuti processi sportivi dell'estate, se la guerra alle partite truccate non la fanno direttamente i protagonisti del campionato, le leghe, le società. A meno che quest'andazzo vada bene a tutti. Scriveva Bacone: «Fra i pensieri, i sospetti sono come i pipistrelli tra gli uccelli: volano al crepuscolo». Altri sport, dalla boxe all'ippica al ciclismo, sono stati minati dalla mancanza di credibilità. Sospettare di ogni azione di gioco è il crepuscolo del calcio. A meno che non sappia rompere l'omertà e fare pulizia al suo interno. Ma ci sono pochi segnali in tal senso. Quando i magistrati fanno notare che i reati sono stati «commessi ancora nel 2013 e quindi ad indagini e arresti da tempo avvenuti» si deve concludere, con eguale amarezza, che il calcio finora ha scelto di non cambiare.

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