Sicilia, Politica

Finanziaria, in bilico 400 milioni Scure su Comuni, forestali e atenei

La giunta congela le risorse in attesa dell’accordo con Roma sui tetti alla spesa. La Regione accelera sui pensionamenti: via in 1.353, potranno essere obbligati a lasciare

PALERMO. Non è ancora stata approvata ma una parte sostanziale della manovra 2014 è già in bilico. Dei 942 milioni stanziati per le principali spese, 400 verranno congelati subito. In attesa dell’accordo fra Regione e governo nazionale sul patto di stabilità tutti gli investimenti e i contributi previsti verranno pesantemente decurtati: tagli che si aggiungerebbero ai 320 milioni già certi. Quando Crocetta otterrà il via libera da Roma, le somme saranno sbloccate.
I rischi per gli enti locali
Il patto di stabilità, cioè il limite di spesa reale che ogni ente deve rispettare, viene siglato normalmente nella seconda metà dell’anno di riferimento. Oggi si fanno quindi stime prudenziali. Nell’ipotesi peggiore, messa nero su bianco in un allegato alla manovra depositata all’Ars dal governo, il taglio più pesante è quello che rischiano i trasferimenti ai Comuni, oltre 110 milioni a fronte dei 262 stanziati. Tuttavia quest’anno i sindaci avranno maggiore facilità di manovra perché tratterrano una quota pari all’8,47 dei versamenti Irpef per autofinanziarsi invece di attendere i trasferimenti della Regione.
Altri 4 milioni circa verrebbero ridotti alle Province. E ancora quasi 15 milioni potrebbero venir meno agli enti locali per il ricovero dei minori e per le comunità alloggio per disabili psichici. Rischiano una sforbiciata di oltre 70 milioni anche i fondi annualmente assegnati a vari assessorati e previsti in un altro allegato (tabella G): si tratta di risorse per il trasporto pubblico locale, il personale della formazione professionale, la vigilanza venatoria, il funzionamento degli uffici del demanio marittimo, le farmacie rurali.
Tutti i soldi in bilico
Il cosiddetto rifinanziamento delle leggi di spesa potrebbe essere ulteriormente decurtato: sulla tabella che già prevede tagli certi per oltre trenta milioni a università, teatri e vari altri enti si potrebbe operare una riduzione di altri 84 milioni nel caso appunto di mancata intesa fra Stato e Regione. Nell’ipotesi varata dal governo, fra i vari tagli, saltano anche i 97 mila euro del contributo per l’erogazione del buono scuola.
E in caso di mancato accordo, 56 milioni potrebbero venire meno per il personale della forestale, sedici milioni in meno per le spese delle società partecipate. I 15 milioni stanziati per il cosiddetto reddito minimo (sussidi ai poveri) scenderebbero a 6. Per il piano casa destinato alle famiglie svantaggiate sono stati previsti 10 milioni che potrebbero scendere a circa 6. Consorzi di bonifica, meccanizzazione agricola, Eas e dissalatori rischiano una riduzione complessivamente di oltre 15 milioni. Sei milioni potrebbero essere decurtati dalle risorse previste per il contributo decennale per i Comuni in dissesto e per i debiti dell’Eas.
L’esodo dei 1.353 regionali
Comincia invece a prendere forma l’esodo dei regionali grazie alla norma che congelerà per tre anni (fino a tutto il 2016) la riforma Fornero. Si potrà dunque lasciare gli uffici con 65 anni di età invece di 66 e 3 mesi e con 40 di servizio invece di 42. Oppure si potrà tornare a utilizzare il vecchio meccanismo delle quote che permette di andare in pensione se la somma dei due valori fa 97 (quindi anche con 61 anni di età e 36 di servizio). Il direttore del Fondo pensioni, Rosolino Greco, ha già fatto le simulazioni e ha scoperto che congelando la riforma Fornero nel 2014 andrebbero in pensione 427 dipendenti (di cui 63 dirigenti), nel 2015 gli uffici si alleggerirebbero di altri 346 funzionari (di cui 56 dirigenti) e nell’ultimo anno andrebbero in quiescenza altri 580 regionali (di cui 85 dirigenti). Dunque la pianta organica si alleggerirebbe di 1.353 posti poiché i prepensionati non possono essere sostituiti. E per via del fatto che la norma è inserita in Finanziaria con l’obiettivo di produrre un risparmio, secondo Greco la Regione può anche obbligare i dipendenti che hanno i requisiti a lasciare gli uffici.
Ma al Fondo pensioni hanno anche calcolato che se si potesse congelare la Fornero per un altro anno, nel 2017 si registrerebbe praticamente un fuga: andrebbero via in 820. Se invece il congelamento previsto in Finanziaria non verrà approvato, i paletti più rigidi imposti dal governo Monti produrrebbero in 3 anni appena 446 pensionamenti.

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