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Caltanissetta, falsi corsi per diventare poliziotti: in tre sul banco degli imputati

CALTANISSETTA. In tre sul banco degli imputati sull'onda dell'inchiesta su falsi corsi per agente della Polstrada. Indagine curata dalla Digos che ha smascherato un "business" che si sarebbe basato su falsi percorsi formativi per divenire una sorta di agente di polizia stradale. È quanto credevano coloro che avrebbero sborsato un bel po' di quattrini nella convinzione di potere vestire la divisa. E invece si sino ritrovati con un pugno di mosche tra le mani.
Questo è lo scenario complessivo contestato a carico di un funzionario della Regione, il cinquantunenne Giuseppe Baldanza (difeso dall'avvocato Rosario Polizzi) che s'è già visto negare il patteggiamento. Con lui, al cospetto del giudice Antonio Napoli, vi sono la guardia giurata quarantanovenne Michele Ponticelli (difeso dall'avvocato Salvatore La Biunda) e il fratello, il cinquantatreenne Francesco Angelo Ponticelli (difeso dall'avvocato Boris Pastorello). Il pm Roberto Condorelli ha contestato a loro carico le ipotesi di truffa, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale, falso materiale e possesso di segni distintivi contraffatti.
È una vicenda complessa, ma al tempo stesso con una sua linearità, quella che ha coinvolto i tre imputati. Un'ottantina sono le persone offese ma solo una dozzina sono parti civili (assistite dall'avvocato Massimiliano Bellini, altre dall'avvocato Francesco Giglio) tutti aspiranti agenti di un inesistente corpo stradale, o qualcosa di vagamente simile, e che, invece, sono rimasti con un palmo di naso. Dopo avere pagato, soprattutto qualcuno tra loro, anche un bel po' di quattrini. Il costo dell'"operazione", infatti, oscillava tra i 500 ed i 700 euro. Per entrare poi in possesso del sospirato titolo, con tanto di pettorine, palette di segnalazione simili a quelli utilizzati dalla polizia, tesserini e addirittura pure lampeggianti blu. Come quelli in uso alle forze dell'ordine. Per ottenere la qualifica - del tutto falsa - e tutto il "necessaire", bastava scucire i soldi e frequentare i corsi di poche ore che si sono poi rivelati fasulli. Un paio sono stati organizzati anche nel capoluogo nisseno.
Nella fase iniziale delle indagini, scattate un paio di anni fa, sono rimasti coinvolti parecchi sospettati, alcuni poi usciti dal dossier, altri si sono poi ritrovati dall'altro lato della barricata nel ruolo di persona offesa. Come dire, oltre al danno di avere vanamente sperato di potere vestire una divisa, pure il danno di ritrovarsi nei guai. Ma le loro posizioni, non di compiacenza ma piuttosto nel ruolo di vittime e gabbati, sono state presto chiarite.

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