Taglio degli stipendi all’Ars, giallo sui fondi per i portaborse

Savona rilancia la sua proposta più favorevole ai parlamentari: «In tanti la sostengono». Ma Pd e Pdl: adeguarsi al resto d’Italia

PALERMO. L’ora X è stata fissata per mercoledì pomeriggio, quando l’Ars inizierà a votare la legge che taglia gli stipendi ai deputati e i fondi ai partiti. Ma al voto si arriva in un clima di scontro.
Sulla carta l’operazione dovrebbe essere facile perchè si deve recepire il decreto Monti che in tutto il resto d’Italia ha ridotto già da un anno gli stipendi dei politici regionali a 11.100 euro lordi. In Sicilia i 90 deputati incassano ancora 11.780 euro netti. Ma Monti taglia anche i fondi ai partiti prevedendo appena 700 mila euro invece degli attuali 2 milioni e 268 mila euro. Sforbiciata anche ai finanziamenti per il personale: verrà dato a ogni deputato un budget con cui pagare un solo aiutante.
Ma mercoledì si inizia a votare su un testo del tutto diverso, che ieri ha ripreso quota a dispetto degli accordi degli ultimi giorni. Riccardo Savona, che lo ha fatto approvare in commissione, spiega che «nessuno, se non a parole, ha ancora cancellato la mia proposta». Il presidente della commissione Spending review ha stilato un testo che non cita mai il decreto Monti (in modo da renedere i futuri aumenti non dipendenti da leggi nazionali), lascia l’Ars agganciata al Senato e non taglia i fondi ai partiti se non in minima parte. Ai deputati verrebbe invece garantito lo stesso stipendio previsto dall’ex premier.
Ieri è scaduto il termine per presentare gli emendamenti a questa proposta e sia l’ex Pdl con Marco Falcone e Salvo Pogliese che il Pd con Baldo Gucciardi hanno annunciato di puntare invece sul recepimento del decreto Monti con qualche correzione. Il piano punta a ridurre gli stipendi a 11.100 euro lordi. Ma si duplicherebbe la spesa per il personale: i deputati non sfrutterebbero gli 85 dipendenti dei gruppi, stabilizzati a tempo indeterminato, che resterebbero pagati dall’Ars al costo di 4,5 milioni. Mentre le somme che Monti ha previsto per il personale verrebbero girate a ogni deputato per un portaborse esterno. E ieri su questa voce di spesa è emerso un giallo: Monti assegna per il portaborse un budget tarato sulla categoria D6 delle pubbliche amministrazioni che, a seconda dell’anzianità, oscilla fra i 45 mila e i 55 mila euro lordi all’anno. Ma oggi per il portaborse ogni onorevole prende solo 38 mila euro. La spesa quindi crescerebbe, al punto che riducendo il valore dei singoli contratti i deputati potrebbero perfino pagare più di un portaborse.
Le cifre non sono ancora definitive. E ieri, dopo un vertice fra i partiti, oltre a Pd e Pdl anche l’Articolo 4 di Lino Leanza ha chiesto un recepimento del decreto Monti «senza se e senza ma». Tuttavia Savona, forte anche di un consenso trasversale e sotterraneo, si dice sicuro che «verrà approvata la mia proposta. Anche perchè, annunci a parte, non ne ho visto di diverse». Ma una norma diversa da quella in vigore nel resto d’Italia dovrebbe superare l’esame del Commissario dello Stato.

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