Lotta ai tumori, in Sicilia si vive meglio e ci si ammala meno rispetto al nord

PALERMO. Isola nell'isola delle buone notizie dal fronte della lotta ai tumori, la Sicilia si scopre meno vulnerabile alle malattie oncologiche rispetto al resto del Paese. Con dati di sopravvivenza sostanzialmente in linea con quello nazionale: leggera la flessione, rilevabile nel centro-sud rispetto al centro-nord. Ci si ammala (un po') di meno, insomma, rispetto al resto d'Italia, che comunque, unita, primeggia nella classifica europea della sopravvivenza. Grazie a protocolli di cura meglio mirati e tecniche chirurgiche non invasive e complementari ai trattamenti post-operatori. I dati da sfrondare e approfondire, insieme con Biagio Agostara, primario di Oncologia già alla guida del reparto dell'Ospedale Civico di Palermo, sono quelli dello studio dell'Istituto Tumori di Milano «Eurocare - 5», pubblicati sulla rivista The Lancet Oncology.
L'Italia, dicono gli esiti dell'indagine condotta su oltre 10 milioni di casi adulti e 60.415 bambini europei a cui è stata diagnosticata una neoplasia tra il 2000 e il 2007, è nella ristretta vetta dei Paesi europei con i maggiori quozienti di sopravvivenza nei cinque anni successivi alle diagnosi. Per i bimbi, si sfiora l'80 per cento con un 79% fra il 2005 e il 2007, tre punti in più rispetto al periodo 1999-2001. Fra il 1999 e il 2007 il carcinoma della prostata ha fatto registrare un salto dal 73% di persone ancora in vita dopo 5 anni nel 1999-2001, all'82% nel 2005-2007, quello del retto dal 52 al 58%, il linfoma non-Hodgkin dal 54 al 60. Successi terapeutici evidenti, se raffrontanti con la media europea. Stomaco: vivi a 5 anni dalla diagnosi il 32% degli italiani contro il 25 di media continentale; rene, 67 contro 61; prostata, 89 contro 83; colon, 61 contro 57; mammella, 86 contro 82. Con un poscritto: cessa, anche in Sicilia, l'appeal delle cliniche estere.
In soffitta dunque l'indigesta espressione «male incurabile?». «I dati - dice Agostara - che consacrano gli sforzi della ricerca italiana, non mi sorprendono. È da noi che nasce e si sviluppa l'oncologia migliore, la cui avanguardia è proprio l'Istituto tumori di Milano, “casa” di Umberto Veronesi e di Gianni Bonadonna, che ha aperto il ruolo delle terapie precauzionali o adiuvanti. Considerando in particolare il tumore alla mammella, che è fra i cosiddetti “big killer” insieme con polmone, prostata e colon retto, hanno giocato un ruolo decisivo la diagnosi precoce e i trattamenti più efficaci. Pur con tutte le difficoltà, abbiamo un Servizio sanitario nazionale che offre lo screening annuale o biennale per chiamata alle donne over 50».
I dati segnalano anche il rischio opposto, quello dei tumori «indolenti», monitorati inutilmente poiché non suscettibili di svilupparsi. Quali sono ruolo e termini della prevenzione? «Esistono tumori per i quali si può utilizzare, per esempio, il marcatore Psa senza che si sia prima in grado di stabilire se si evolveranno in malattia. Per la mammella, poi, il problema non si pone: non esiste nodulo neoplastico che ci possa lasciare inerti. Meglio percentuali di over treatment che casi trascurati. E screening preventivi come mammografia e il Pap test per il collo dell'utero, rivolti alla popolazione sana e in stadi assai precoci, sono fondamentali. Il Pap test ha di fatto debellato il carcinoma alla portio. Poi ci sono i progressi dei trattamenti chirurgici, oggi più radicali e meno demolitori, da coniugare alla radioterapia, somministrata in dosi maggiori e meno dannose. Pensiamo alla tomografia, tecnologia a “radiazione collimale”. Insomma, passi da gigante: stiamo approdando definitivamente alla radiochirurgia. Per non parlare dell'altra frontiera terapeutica, nella quale il nostro Paese non ha rivali per il proprio background scientifico: la farmacologia biologica».
Uno sguardo alla Sicilia. Il professor Agostara è componente della commissione regionale per l'autorizzazione dei ricoveri all'estero e dunque può dire qual è il polso dei «viaggi della speranza»? «Le richieste sono in discesa verticale: se vent'anni fa, per esempio per Parigi, se ne registravano 150-180 alla settimana, oggi si tratta di poche unità. Il relativo gap da recuperare è con alcuni centri nazionali: molto richiesti Aviano, Milano, Forlì, Napoli. Ma non trascuriamo il legittimo desiderio di un secondo parere davanti a un dramma così grande. In Sicilia esistono centri all'avanguardia come l'Azienda di rilievo nazionale di Catania, Civico e Policlinico a Palermo, “La Maddalena” fra i privati e altre strutture convenzionate che sono nicchie di eccellenza. Ho sempre promosso la creazione di un Istituto tumori siciliano, la questione è organizzativa. Intanto, giorno 9 sarà inaugurato un nuovo padiglione al Civico».
Numeri incoraggianti anche nell'Isola, dunque. «Io dico di sì. L'esempio più semplice è il tumore mammario. I dati aggregati per il centro-sud parlano di sopravvivenza a 5 anni dell'82%, 3-4 punti in meno del centro-nord, e l'incidenza della malattia in Sicilia è di circa 85 casi su 100.000 abitanti all'anno, contro i 90 italiani. In alcuni registri provinciali i numeri sono ancora più positivi, specie nelle zone rurali. I fattori ambientali, così come il nostro stile di vita, che dovremmo conservare e recuperare, sono fondamentali».

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