Venduto il Cefop, duecento in esubero

L’ente è stato acquistato per 10 mila euro da un consorzio di gestori di corsi che mette insieme Isas e Anfe. formazione. Il piano prevede l’assunzione di 408 dipendenti, per gli altri resta il dubbio: tra le ipotesi la creazione di un bacino da cui attingere

PALERMO. Il Cefop è stato venduto. Ad acquistare l’ente di formazione più grande della Sicilia è stato un consorzio di gestori di corsi, il Cerf, che mette insieme l’Isas (struttura dei gesuiti) e l’Anfe regionale (sigla storica del settore). La vendita è andata in porto per 10 mila euro, a fronte di finanziamenti regionali già certi per 16 milioni e 228 mila euro con cui svolgere i nuovi corsi. Ma dietro l’affare c’è adesso la difficilissima vertenza che riguarda il personale e l’esubero di 212 dipendenti.


L’ente più grande
Il Cefop è stato a un passo dal fallimento e per salvarlo il ministero dello Sviluppo economico ha attivato un paio di anni fa una procedura commissariale affidata a Bartolo Antoniolli, Giuseppe Benedetto e Ciro Falanga. Oltre a debiti stimati fra 80 e 100 milioni, il Cefop aveva 967 dipendenti frutto dell’allargamento degli organici in tempi di vacche grasse, quando il finanziamento regionale era di 26 milioni. Così il crollo del colosso, insieme a quello dello Ial, è diventato il simbolo della fragilità di un sistema che ora Crocetta vuole rifondare partendo dalla cancellazione degli enti.


La vendita
Tuttavia i commissari sono riusciti a chiudere venerdì scorso la procedura di vendita. Il Cerf ha superato l’offerta che era stata fatta da un altro ente siciliano, il Mare Nostrum: decisiva la fidejussione da 100 mila euro e un piano industriale che prevede anche un sodalizio con altri due enti romani, Mediatica spa e Speha Fresia.


Gli esuberi
Il piano industriale presentato da Antonio Dalberti, rappresentante del Cerf, prevede l’assunzione di 408 dipendenti. E qui sta il primo problema: attualmente l’ente ne ha in servizio 435, dunque 27 più del necessario. E ce ne sono altri 185 «parcheggiati» al Ciapi di Priolo in quanto lavoravano negli sportelli per l’orientamento professionale che, scaduto il finanziamento europeo, sono gestiti adesso dalla struttura pubblica dell’assessorato alla Formazione. Ma - spiegano i sindacati - questi 135 lavoratori restano formalmente del Cefop e fra sei mesi, quando scadrà il contratto col Ciapi, si trasformeranno in esuberi dell’ente originario. A quel punto i lavoratori che la nuove gestione non accoglierà saranno 212.


La battaglia dei licenziati
Infine ci sono i 347 colleghi subito licenziati dalla terna di commissari per tenere in equilibrio il bilancio. E qui arriva il secondo problema, perché almeno un centinaio di questi licenziati ha fatto ricorso ottenendo pronunce che gli permetterebbero (almeno in questa fase) di ricevere a seconda dei casi il reintegro o un'indennità risarcitoria più gli arretrati. È un passaggio - spiegano i sindacati - che avverrà prima della formale cessione al Cerf e che quindi potrebbe perfino mettere a rischio la trattativa. Per questo motivo i commissari venerdì sera hanno convocato alle 21 Cgil, Cisl e Uil.


La trattativa
La proposta dei commissari è quella di creare un bacino di tutti i lavoratori in orbita Cefop e di lasciare alla nuova gestione la facoltà di selezionare quelli di cui avrà bisogno per gestire i nuovi corsi e le attività previste dal piano industriale. «Ma in questo modo - commenta Giuseppe Raimondi della Uil - se da un lato saranno tutti e non solo gli attuali 435 in servizio a giocare la partita dell’assunzione a tempo indeterminato in un ente risanato, dall’altro lato poichè chi accetta di giocare questa partita rinuncia alle cause rischia poi di restare con nulla in mano se finirà fra gli esuberi. Di fronte a questo rischio pretendiamo che il governo dia garanzie sul futuro dei lavoratori. Solo dopo suggeriremo ai nostri iscritti cosa scegliere».

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