Tutelare i redditi più bassi

Ma quello attuale è il governo delle larghe intese o delle larghe spese? La domanda non sembra del tutto fuori luogo vedendo l’impostazione dell’attuale Legge di Stabilità. La maggioranza allargata, nelle intenzioni, doveva servire a sfidare l’impopolarità di misure indigeste. In realtà si sta rivelando uno strumento per frammentare gli interventi nel tentativo di dare un poco a tutti e non creare scontento. Una realizzazione assai poco efficace. L’idea è quella di non scoprire troppo il fronte degli interessi per evitare, in ragione di esigenze elettorali, questo o quel gruppo ritenuto ostile. Il discorso vale anche per gli interventi di equità sociale. Invece di concentrare le poche risorse disponibili su una platea ristretta di beneficiari il governo preferisce le misure a goccia. Una spruzzata a largo raggio che non serve assolutamente a nulla. Se l’obiettivo è quello di far ripartire la domanda non è certo questa la strada. Se si volevano proteggere i redditi più bassi sarebbe stato necessario limitare i vantaggi fiscali ai redditi fino a quindicimila euro. Aver portato la soglia a trentamila euro non serve assolutamente a nulla. Verranno distribuiti pochi spiccioli a testa. Poco per incidere veramente e far decollare la ripresa. Lo stesso sull’Imu: aver esentato tutte le abitazioni ha portato i Comuni a inasprire le aliquote della Tares che colpiscono tutti. Forse sarebbe stato più corretto selezionare meglio gli sconti sulla prima casa facendo pagare i patrimoni più ricchi. Invece è stata fatta una scelta ellittica che, a queste condizioni, non serve a nessuno. Anzi finisce per pesare relativamente di più sulle ricchezze più esili.

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