Sicilia, Editoriali

Occupati: cresce il divario fra nord e Sicilia

Il numero dei lavoratori ufficialmente occupati in Sicilia, nel 2006, era di un milione e 506 mila unità. Già allora mancavano all'appello, per allinearci alla media degli occupati in tutta Italia, circa 500 mila posti di lavoro.
Cinque anni dopo, gli occupati ufficiali in Sicilia si sono ridotti a un milione e 394 mila unità. Il divario con il resto del Paese è aumentato ed, ancora di più, con la parte florida dell'Italia, il centro-nord. Oggi, malgrado la crisi non abbia risparmiato neanche le aree più ricche, il divario occupazionale con la Sicilia è talmente cresciuto che, per allinearci a quella parte del Paese, dovremmo avere 750 mila posti di lavoro in più: un'utopia.
Ecco che cosa ci manca per essere anche noi «italiani»! Con il lavoro scarseggia anche il reddito e così, mentre nel centro-nord soltanto il 4% delle famiglie ha entrate inferiori ai 12 mila euro all'anno, in Sicilia sono invece il 14% del totale. I giovani soffrono di più questa situazione. Non a caso la loro crescente emarginazione si manifesta attraverso il fenomeno dei cosiddetti Neet. Sono i giovani che non lavorano e non studiano. I Neet sono un milione e mezzo nel centro-nord e mezzo milione in Sicilia. Non sembra una gran differenza, ma in Sicilia vivono cinque milioni di persone, mentre nel centro-nord si sfiorano i 40 milioni.
A questa ondata regressiva non è sfuggito nessuno. Soffrono produttori e commercianti per la caduta dei consumi, soffrono le famiglie che non riescono a soddisfare i loro bisogni, soffrono i giovani sempre più emarginati dal lavoro e dalla società. Soffrono persino i dipendenti pubblici; e così quella che fino a poco tempo fa era un'isola felice, ora è entrata in grave sofferenza. Si pensi al personale della Gesip, per il quale si stanno cercando parte delle risorse necessarie alla copertura dei loro stipendi; si pensi agli ex Pip per i quali ci sono le risorse, ma paradossalmente manca il lavoro; si pensi ai forestali «salvati» con una variazione di bilancio in zona Cesarini; si pensi ai 18.500 precari degli enti locali, sempre sospesi tra la promessa di una proroga ed il mito della stabilizzazione.
Presto verrà fuori un'altra grana. Molti palermitani stanno ricevendo in questi giorni l'avviso di pagamento per la Tares, la tassa sui rifiuti. E sono dolori. La gente infatti comincia a prendere coscienza che c'è una «bella» novità; con la TARES infatti bisogna coprire il 100% del costo del servizio di smaltimento dei rifiuti, che è quasi tutto costo del personale. E così ogni volta che questo costo sale, aumenterà la relativa tariffa.
FONDI@GDS.IT

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