Per le mamme adolescenti la «fuitina» è emancipazione

Il boom di minori incinte: il 25% delle madri-bambine italiane giunge dall’Isola

PALERMO. Il caso della bambina leccese incinta a 11 anni ha fatto clamore, mentre, sugli schermi dei cinema, il film di Francois Ozon «Bella e giovane» mostra la turbata sessualità di una ragazza borghese parigina di 17 anni. «L’adolescenza – scriveva Jack London – è l’epoca in cui l’esperienza si conquista a morsi». E il risultato dipende dal contesto in cui i «morsi» vengono dati. L’ultimo report dell’Organizzazione mondiale della Sanità, su dati raccolti dall’Onu, afferma che ogni anno partoriscono nel mondo oltre sette milioni di madri adolescenti, di cui due milioni hanno meno di 15 anni. Il 95% per cento di queste nascite avviene nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo. Ma qual è la situazione in Italia? Casi come quelli di Lecce accadono anche in Sicilia? In effetti le gravidanze di ragazze sotto i 15 anni sono rarissime. Nel 2011, secondo la stima dell’Istat, vi sono stati 26 casi in Italia e solo 3 in Sicilia (2 a Catania e 1 a Palermo): in maggioranza si trattava di quattordicenni. Guardando più indietro dal 2003 al 2011 i casi in Sicilia sono appena nove in otto anni (3 Palermo e Catania; 2 Caltanissetta, 1 Siracusa); tre, inoltre, riguardavano ragazzine straniere.

La Sicilia però è al primo posto nella stima Istat per gravidanze di madri minorenni, ovvero sotto i 18 anni. Nel 2011 i casi sono 519, un quarto del totale italiano (2160), più del doppio della Lombardia (212) e davanti alla Campania (421). Bassa l’incidenza delle ragazze immigrate: appena 22 casi in Sicilia contro i 92 della Lombardia. È pur vero che le madri minorenni sono in diminuzione in Sicilia rispetto al passato: dieci anni fa, nel 2003, i parti erano stati 608. Si può ricordare, come esempio di un modello culturale antico, la palermitana Anna Clemente che partorì Totò, il Principe della risata, a 17 anni.

«Si tratta di gravidanze in gran parte volute – dice Antonella Monastra, ginecologa, una lunga esperienza nel quartiere popolare palermitano di Danisinni -. Viene ancora usata la fuitina. Quasi sempre sono ragazze che hanno lasciato la scuola dopo la terza media e che ripetono ciò che era successo alle loro madri e alle loro nonne”. Un po’ com’è accaduto a Lecce dove la bambina incinta a 11 anni era stata partorita dalla madre a 13. Le gravidanze di ragazze così giovani portano, in generale, a un minor peso del bimbo alla nascita e maggiori problemi di salute delle madre, con un numero superiore di ricoveri in ospedale.

«Per molte ragazze del quartiere – dice Selene Costa, ostetrica al consultorio dello Zen – la fuitina è un rito di emancipazione. Dall’età di 9-10 anni sono in casa a badare ai fratelli più piccoli. Così, per uscire, ripetono quello che hanno fatto le loro madri e vivono la gravidanza senza traumi. Spesso passano da una schiavitù all’altra. Per ragioni economiche sono costrette ad andare ad abitare in casa del ragazzo, subendo la tutela della suocera e del maschio-compagno, che spesso impedisce loro di uscire di casa da sole. Fare un figlio è una prova di fertilità e di virilità che viene data al quartiere. Spesso non si realizza nemmeno il matrimonio e rimangono conviventi. I problemi nascono dopo il primo figlio e a quel punto viene chiesto l’uso del contraccettivo. Tutto ciò riguarda la difficile condizione della donna allo Zen, con record di assunzione di psicofarmaci».
Il modello culturale della gravidanza in giovane età si unisce alla scarsa consapevolezza della propria fertilità di molte adolescenti. Tipica la frase: «A me non può capitare». E, invece, capita, tanto che sono in aumento le richieste della pillola del giorno dopo, sorta di micro aborto. «Ma – dice Selene Costa – sono in aumento anche le madri che portano le loro figlie al consultorio perché con la contraccezione non ripetano i loro errori». Secondo i dati di Palermo e provincia, forniti dall’Asp, inoltre, sono in crescita anche le gravide minorenni seguite dai consultori: erano 106 nel 2012, sono 108 dal gennaio all’ottobre di quest’anno.
In Sicilia il tasso delle interruzioni volontarie di gravidanza tra le donne fertili (15-49 anni) è del 6,6 per mille (2012, dati ministero della Salute) al di sotto della media nazionale (7,8 per mille). Resta, però, alto il numero di casi tra le più giovani. Nel 2010 le interruzioni volontarie di gravidanza delle ragazze tra 15 e 19 anni sono state in Sicilia 746 (il 10,6% dei 7029 casi, dati Istat) mentre in Italia la media è dell’8,5%.
Più prevenzione, ma anche non abbandonare queste bambine-mamme a un destino di precarietà. «L’educazione sessuale nelle scuole – dice la dottoressa Monastra – è episodica mentre dovrebbe far parte del corso di studi. Queste ragazze vengono in gran parte da nuclei familiari deboli e con un disagio sociale. Il punto numero uno è non giudicarle. Bisogna guardare al loro futuro e sostenerle nel loro percorso, anche dopo la gravidanza; affrontare insieme le difficoltà dell’ambiente sociale e familiare. Scoprendo che intervenire subito è meno costoso per le strutture pubbliche che affrontare i danni che, senza aiuti, arriveranno successivamente».

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