Il Pdl si spacca: Berlusconi e la nuova FI, Alfano dice addio e Schifani si dimette

ROMA.  Silvio Berlusconi ci prova fino alla fine a tenere il partito unito ma non ci riesce. La giornata di trattative si chiude con l'annuncio di Alfano della costituzione di gruppi autonomi, filogovernativi, già con un nome: «Nuovo Centrodestra». Appresa la notizia, Renato Schifani si dimette da capogruppo del Pdl in Senato.
Il Consiglio Nazionale di domani oltre a certificare la nascita di Forza Italia sancirà l'addio definitivo di Angelino che lascia la nuova Forza Italia e il cavaliere al loro destino. Il vertice fiume a palazzo Grazioli tra l'ex premier e la delegazione governativa e la lunga nota in cui Berlusconi si appellava all'unità non sono servite a nulla, la mediazione proposta non ha convinto i governativi.
Il vicepremier è stato irremovibile forte dei numeri per formare gruppi autonomi (elenco fatto vedere a palazzo Grazioli) e convinto che l'unica trattativa possibile passava per la convocazione dell'ufficio di presidenza con la modifica del documento da portare domani al Consiglio Nazionale.   Una proposta su cui l'ex capo del governo avrebbe provato a sondare la controparte trovandosi però di fronte ad un un muro con la minaccia di molti di disertare un nuovo ufficio di presidenza.   
La rottura si consuma così. E l'ex premier con una serie di interlocutori non avrebbe nascosto l'amarezza e la rabbia per la decisione del suo ex delfino: ormai è chiaro - sarebbe la sintesi del ragionamento - Angelino vuole fare il grande centro. E così non è escluso che dal palco della convention di domani l'ex premier possa lanciare un affondo proprio contro il suo vecchio pupillo, da replicare poi alla convention dell'esercito di Silvio nel pomeriggio in un teatro romano.   
 Che la situazione potesse degenerare era ormai chiaro a tutti anche se da entrambe le parti si tentava di tenere aperto un canale di dialogo con proposte e contromosse. I lealisti  infatti erano pronti a sedersi intorno ad un tavolo e riaprire il canale delle trattative se gli alfaniani avessero accettato due condizioni: la questione della decadenza da trattare in una riunione ad hoc degli organismi del partito e la creazione di un comitato di garanzia per la gestione di Forza Italia invece dei due coordinatori chiesti da Alfano. Proposte però che i governativi hanno subito rispedito al mittente decidendo di procedere per la loro strada e annunciando la separazione e la nascita di una nuova componente che, numeri alla mano, avrebbe l'adesione di 37 senatori e 23 deputati.  
L'ufficializzazione ha deciso di darla Alfano nel corso dell'ennesima riunione dei sui parlamentari. Le strade, nonostante l'ormai ex segretario del Pdl ci tenga a ribadire «l'amicizia e il sostegno al Cavaliere», sono al capolinea e domani al Consiglio Nazionale il vice premier con i suoi non sarà presente.   
Berlusconi lo aveva intuito tanto che ad uno degli ultimi interlocutori aveva confidato: Quello che potevo fare l'ho fatto - avrebbe confidato ai suoi - tanto i miei elettori capiranno chi è l'artefice messo in atto la distruzione di una storia.
 Intanto, Renato Schifani si dimette da capogruppo del Senato. Questa la decisione, dopo aver preso atto della costituzione del nuovo gruppo al Senato, nato da una costola del Pdl, “ritengo doveroso rassegnare le mie dimissioni da presidente del gruppo del Popolo della Libertà a Palazzo Madama”, ha dichiarato l'ormai ex presidente dei senatori del Pdl.  

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