Sicilia, Politica

Crocetta: «Basta enti nella formazione è il momento di azzerare tutto»

Il presidente della Regione: «C’è un nuovo clima con i sindacati, ostacolare questa riforma sarebbe gravissimo»

PALERMO. «Voglio chiudere tutto, ne sto parlando con Nelli. La formazione non si può fare così. Potevamo cambiare tutto già quest’anno ma il tentativo è stato bloccato, ora però i tempi sono maturi e c’è il clima giusto anche con i sindacati»: Rosario Crocetta si prende una pausa nel suo studio a Palazzo d’Orleans. E rivela che le notizie del blitz rilanciate dai media poco dopo l’alba «hanno fatto sì che mi sia svegliato bene, con una carica in più».

LE INCHIESTE STANNO SCOPRENDO UN SISTEMA CHE VA OLTRE OGNI IMMAGINAZIONE. SECONDO LEI È UN SISTEMA CHE PUÒ ESSERE RISANATO O È NECESSARIO AZZERARE TUTTO?
«Intanto è necessario liberare i lavoratori dagli enti. E sono sicuro che i lavoratori non difenderanno i loro carnefici. Il personale transiterà temporaneamente al Ciapi di Priolo, poi una parte andrà in prepensionamento e gli altri saranno riqualificati e ricollocati. Ma, attenzione, non tutti i lavoratori già oggi hanno le stesse tutele. C’è chi svolge appena un’ora di corso alla settimana e per questo il numero di 10 mila addetti è drogato, non realistico. Altri hanno contratti part-time e magari fanno anche un secondo lavoro. Tuteleremo il personale, anche se non tutti vanno riassunti altrove con contratto a tempo indeterminato perchè già oggi non ce l’hanno. La cosa importante è non avere paura. Stiamo destrutturando un sistema fallimentare e capisco che possa creare il panico ma stiamo pensando al futuro. E proprio l’enorme impatto sociale di questo processo ci consiglia di muoverci con cautela».

CI SARÀ UN NUOVO MODELLO DI FORMAZIONE?
«Ci sarà un sistema che punta soprattutto sull’inserimento lavorativo, con una minima parte teorica e soprattutto una parte pratica da svolgere in azienda. Faremo in modo che chi esce dall’università trovi uno stage direttamente in azienda. Ma anche nel settore pubblico. L’Agenzia regionale per l’ambiente non trova personale? Allora perchè non indirizzare lì i neolaureati per un’esperienza formativa?».

QUEST’ANNO PERÒ AVETE RIFINANZIATO LA FORMAZIONE TRADIZIONALE. COSA PENSA CHE CONSENTIRÀ DI CAMBIARE TUTTO FRA 12 MESI?
«Già quest’anno abbiamo ridotto la spesa. E con la riforma che ho in mente possiamo dimezzare i costi, risparmiando quasi 200 milioni. Voglio presentare subito la riforma, non so se sarà possibile già con la Finanziaria che andrà in aula entro fine dicembre. C’è un nuovo clima con i sindacati e se l’Ars ostacolasse questa riforma sarebbe un fatto gravissimo perchè le inchieste dimostrano che siamo di fronte a un settore marcio. Già prima di essere eletto io avevo la percezione che la formazione è il centro di un malaffare diffuso che riguarda in primis il finanziamento di una parte del sistema politico. Intendo a livello personale non di partito. Poi nel sistema entra la burocrazia infedele e una parte dell’imprenditoria. In più in questo settore, come in molti altri della Regione, c’è chi si è abituato a una certa impunità».

A PROPOSITO DI IMPUNITÀ, LA PROCURA DI PALERMO OGGI HA SOTTOLINEATO L’IMPERFEZIONE DEI CONTROLLI DELLA REGIONE. COSA SI PUÒ FARE?
«La Regione è una macchina burocratica elefantiaca e il vero problema è chi controlla i controllori. A Messina gli ispettori che mandavamo nelle sedi dei corsi avvertivano i titolari degli enti prima del loro arrivo... Se il livello di degrado alla Regione è così diffuso, non è semplice organizzare i controlli. Noi abbiamo optato per le rotazioni spostando personale da un assessorato agli altri e credo che questo sistema abbia funzionato».

E NON SI PUÒ FARE DI PIÙ?
«Intanto vorrei precisare che il sistema di autonomia burocratica dei dirigenti regionali funzionava quando gli assessori erano eletti all’interno dell’Ars. Ma con l’elezione diretta del presidente servirebbe un modello di gestione più organico allo stesso presidente. Penso a un sistema piramidale di controlli che io possa gestire, una sorta di pool di controllori. Direi uno staff di controllori del presidente. Avevo proposto all’Ars la creazione di un ufficio speciale, per setacciare gli appalti, ma me lo hanno bloccato solo perchè avrei scelto Tano Grasso per dirigerlo».

L’OBIEZIONE ERA CHE TANO GRASSO, LEADER DELLE ASSOCIAZIONI ANTIRACKET, È UN ESTERNO. NON CI SONO FORZE INTERNE ALLA REGIONE IN GRADO DI PERFEZIONARE I CONTROLLI?
«So anch’io che all’interno della Regione ci sono personalità valide. Ma tutte hanno lavorato con i precedenti governi...».

LEI HA DETTO CHE LE ROTAZIONI DI DIPENDENTI HANNO FUNZIONATO. MA SONO STATE ANCHE MOLTO CRITICATE DAL PERSONALE. SECONDO LEI I DIPENDENTI DELLA REGIONE STANNO DALLA SUA PARTE?
«Ricevo molto affetto dalla maggior parte dei dipendenti regionali. Sanno che non ce l’ho con loro ma con i ladri. Voglio smantellare un sistema politico che ha dato promozioni e privilegi solo ad alcuni di loro. Il personale non condividerà il nostro operato se saremo parziali ma se ci sono equità e giustizia la gente accetterà i provvedimenti perchè sa che saranno presi per eliminare il malaffare. Mi odia solo che perde i propri privilegi, ma questo lo metto nel conto. Secondo alcuni dovevamo attendere che i dipendenti della formazione continuassero ad accreditarsi i soldi nei propri conti. Ma il buon governo non aspetta le inchieste per fare pulizia».

E CONTRO I DIPENDENTI COINVOLTI NELL’INCHIESTA DI OGGI, CHE TIPO DI PROVVEDIMENTI PRENDERÀ?
«Sono già stati sospesi. In seguito, per il tipo di reato che sta emergendo, ritengo ci saranno le condizioni per procedere anche al loro licenziamento. Verificheremo. Intanto il mio invito è rivolto a tutti coloro che alla Regione sanno e ancora tacciono, fateci sapere. La battaglia contro l’illegalità si fa tutti insieme. Noi, da parte nostra, di dossier ne abbiamo presentati tanti, documentati, non solo sulla formazione ma anche sulla sanità, sui grandi eventi e la comunicazione. Mi aspetto altre inchieste e vorrei verificare per bene cosa succede nelle partecipate regionali, chi sono i soci e se è vero che alcuni dipendenti appartengono ad ambienti mafiosi».

A PROPOSITO DI SANITÀ, MOLTI DEGLI ATTUALI REGGENTI DI ASP E OSPEDALI NON HANNO SUPERATO I TEST PER DIVENTARE MANAGER. CONDIVIDE IL SISTEMA DI SELEZIONE?
«Per nulla. Sono rimaste fuori personalità di grande valore come Vittorio Virgilio. Ma non mi intrometterò nei criteri di scelta».

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