Manovra, con quale faccia?

Con che faccia? Con che faccia i membri della commissione bilancio dell’Ars insistono nel sostenere la legittimità delle loro decisioni per quanto riguarda la manovra di aggiustamento dei conti della Regione? Il presidente dell’Assemblea, Giovanni Ardizzone, ha stralciato nove dei quindici articoli giudicandoli poco attinenti con la materia in esame. Anzi, Ardizzone è arrivato a definire «irresponsabile» il comportamento della commissione. Gli articoli messi da parte, infatti, riguardavano provvedimenti che erano già stati bocciati dal commissario dello Stato.
A parere dell’ufficio di presidenza averli riproposti avrebbe sollevato un altro conflitto con l’organo di controllo bloccando l’intero impianto. A farne le spese sarebbero stati in tanti, a cominciare dai Comuni che aspettano i fondi per chiudere i loro bilanci.
Perché una posizione così intransigente da parte del Presidente Ardizzone? Perché i nove articoli accantonati contengono la consueta trama di interventi a pioggia. Il consueto metodo per distribuire un po’ di finanziamenti destinati alle clientele. Tanto per capire: le norme stralciate riguardano fra l'altro alcuni lavoratori del Parco dei Nebrodi, la graduatoria per gli antincendio di Palermo, i precari dell'assessorato al Territorio...
Niente di nuovo sotto il sole. Fondi pubblici che, anziché allo sviluppo, servono gli interessi dei partiti e delle varie filiazioni. Utilizzo privato di fondi pubblici cui il Presidente Ardizzone ha messo il veto scatenando la bagarre. Al centro delle polemiche il presunto abuso di potere da parte del vertice dell’Assemblea. Nessuno che si interroghi sul merito dei problemi. Nessuno che si chieda se comportamenti del genere siano ammissibili. Perché poi è facile prendersela con l’anti-politica e il populismo sempre più diffuso fra l’elettorato. Nessuno però che si chieda se non sia proprio l’arroganza della classe politica ad alimentare il cupo rimbombo del rifiuto che si leva a ogni appuntamento con il voto.
Ma ormai il senso della comunità sembra essersi perso in Sicilia. L’unico parametro diventa la difesa degli interessi propri e della categoria di appartenenza. Come giudicare altrimenti la protesta dei sindacati contro il tentativo di bonifica dei criteri di assegnazione dei premi di produzione per i dipendenti della Regione? I sindacati, nei comizi, chiedono più efficienza e denunciano gli inquinamenti che inceppano la macchina burocratica. Poi, però, scendono in piazza se vengono toccati i privilegi della loro rappresentanza. Già oggi i ventimila dipendenti della Regione, come emerge da tutte le statistiche, sono in cima alle classifiche nazionali delle retribuzioni. Come se non bastasse, chiedono la distribuzione generalizzata dei premi di produzione. Pagamento che sta tardando. C'è uno sciopero proclamato. Ma occorre dire con forza che, senza criteri di merito, incassare questi soldi è solo una forma mascherata per giustificare un aumento di stipendio. Anche qui vale la definizione di Ardizzone: «Irresponsabili».
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