Sicilia, Politica

Manovra, Ardizzone: deputati irresponsabili

Il presidente dell’Ars: «Se avessi ammesso il testo della commissione avremmo portato i Comuni al dissesto». Via le proroghe ai precari e finanziamenti a varie categorie. Dina: seguite procedure ineccepibili

PALERMO. «I deputati hanno agito da irresponsabili. Se avessi ammesso al voto la manovra correttiva uscita dalla commissione Bilancio, saremmo andati incontro alla sicura impugnativa da parte del Commissario dello Stato. E ciò avrebbe provocato il blocco dei finanziamenti ai Comuni, che non potendo chiudere i bilanci sarebbero a loro volta andati in dissesto»: Giovanni Ardizzone, presidente dell’Ars, mette da parte la diplomazia e risponde così alla lettera con cui i parlamentari lo hanno sfidato chiedendo di riammettere una decina di norme stralciate dalla manovra di variazioni di bilancio.
Il caso nasce dalla decisione della presidenza dell’Ars di togliere dal testo approvato in commissione gli articoli che riguardano le proroghe ai precari e alcuni finanziamenti a varie categorie. La manovra da 71,4 milioni è rimasta in piedi, dunque, solo nella parte che riguarda i fondi a Comuni e Province, ai forestali e agli enti di volontariato. Ardizzone entra nel merito delle norme cassate: «Quella che avrebbe prorogato il contratto ai 45 Cocopro dell’assessorato al Territorio è già stata impugnata alcuni mesi fa e andava incontro alla stessa sorte. So anch’io che nel frattempo è stato avviato un procedimento che cambia lo status di questo personale ma se non viene spiegato in una relazione tecnica che dà il via a una legge specifica, il risultato non verrà raggiunto. E lo stesso vale per gli 8 precari del Parco dei Nebrodi». Ardizzone segnala anche «una norma, cassata, che avrebbe esteso lo status giuridico di amministratore pubblico, e i privilegi, ai vertici delle società partecipate comunali. Ma che c’entra con le variazioni di bilancio?».
Avere stralciato queste miste ha l’effetto di cancellare gli accordi presi fra i partiti in commissione Bilancio, tornando al testo base. E proprio da qui parte l’analisi di Ardizzone: «Già all’indomani della Finanziaria avevo scritto una lettera ai parlamentari in cui annunciavo che non avrei più permesso che si lavorasse alle leggi di notte o che i testi arrivassero in aula senza relazioni tecniche. Invece in commissione Bilancio si è lavorato alle variazioni fra mezzanotte e l’una e trenta arrivando a un accordo in cui ogni deputato ha trovato risposte per il suo orticello. Mi dispiace che a tutto ciò abbiano partecipato anche i grillini. Ma io non ci sto, non mi farò schiaffeggiare dal Commissario dello Stato».
La commissione Bilancio, quasi all’unanimità, ha scritto ad Ardizzone chiedendogli di rivedere le proprie decisioni altrimenti si rivolgerà alla commissione Regolamento. Il presidente dell’Ars replica: «I deputati sostengono che è giusto aggiungere alla manovra correttiva altre misure non economiche. Dicono che è prassi. Ma a me sembra solo la prassi di ricorrere al deprecabile strumento della legge omnibus. Invece ho sempre chiesto che ogni misura sia contenuta in leggi di merito ed esaminata dalla relativa commissione». Per Ardizzone «se la prassi è delegittimare la classe dirigente con leggi che vanno incontro a sonore e sicure bocciature del Commissario dello Stato, allora io sono contro questa prassi. Perchè approvare leggi così significa lavarsi le mani, delegando al Commissario dello Stato impopolari decisioni. Un legislatore deve avere conoscenze del diritto e buonsenso e qui il secondo è mancato».
Ma il presidente della commissione, Nino Dina (Udc, come Ardizzone) non cede: «Le procedure seguite da noi sono ineccepibili. Sono pronto a un confronto ma se non avverrà martedì noi riapproveremo le norme cassate». Il presidente dell’Ars convocherà a sua volta i capigruppo lunedì: «Se le variazioni di bilancio non verranno approvate subito, non si potranno dare risorse agli enti locali. Con le mie decisioni ho accelerato l’arrivo di questi fondi mentre una bocciatura del Commissario dello Stato avrebbe fatto perdere troppo tempo per riaprrovare le norme». La posizione di Ardizzone è stata condivisa dal gruppo Musumeci.

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