Sicilia, Politica

Pd, da lunedì stop a tesseramento: resta alta la tensione nel partito

ROMA.  Il Pd ferma ufficialmente il tesseramento dopo le polemiche sulle iscrizioni 'gonfiatè e 'last minutè di questi giorni. Ma la tensione resta alta in un clima arroventato anche dalle critiche dei colleghi di partito che Matteo Renzi si guadagna per la sua ultima presa di posizione sul 'caso Cancellierì.    
Da lunedì, dunque, stop alle iscrizioni, sarà ancora possibile tesserarsi per tutto il weekend. La decisione, sollecitata dal segretario Guglielmo Epifani arriva con un voto a larghissima maggioranza dei componenti della direzione sentiti via mail e contro la quale si esprimono in 12 su oltre 220. Il no da Pippo Civati e dai 'suoì ma anche da singoli dirigenti Dem come il deputato franceschiniano Antonello Giacomelli che contesta l'immagine «grottesca» che questa scelta darebbe al partito.        
 D'accordo con lo stop, alla fine, anche Gianni Pittella che la ritiene una decisione che aiuta a uscire da una «situazione imbarazzante» e che va all'attacco del «doppiogiochismo» di Civati e dell'«incoerenza» di Gianni Cuperlo sulla vicenda.         
 Con lo stop al tesseramento non si placano, però, le polemiche con l'annullamento tout court di un congresso (quello di Rovigo) e altri 5 casi (Asti, Lecce, Siracusa, Frosinone e Cosenza) sotto la lente d'ingrandimento della commissione regole. Ma anche sui casi non approdati in commissione resta la polemica. Il senatore Stefano Esposito, per fare un esempio, arriva ad auto-sospendersi dal Pd e dai suoi incarichi a Palazzo Madama per protesta contro la «compravendita delle tessere» ma soprattutto per l'elezione di Vincenzo Iatì a capo del circolo del quartiere Barriera. Un esponente Dem che Esposito definisce «persona con pesantissimi precedenti penali».   
 Il tutto in un clima arroventato anche dalla dura presa di posizione di Matteo Renzi sulla vicenda Cancellieri («avrebbe fatto un favore al Paese se si fosse dimessa e io da segretario del Pd non l'avrei difesa»). Un'uscita che più di qualcuno legge come un 'alert' a Letta, e del quale viene criticata duramente la tempistica. Quella di Renzi, attacca Pier Luigi Bersani, «mi pare un'affermazione un pò troppo facile che per altro non gli ho sentito fare così nettamente nei giorni scorsi». «Doveva parlare prima», dice Massimo D'Alema. «Cosa ne pensano i ministri Dario Franceschini e Graziano Delrio della posizione espressa da Renzi?», chiede polemicamente anche il coordinatore del comitato di Gianni Cuperlo, Patrizio Mecacci. 
«La smetta di avvelenare il clima», è la controreplica del renziano Antonio Funiciello, componente della segreteria Dem. Insomma è sempre duro scontro. Anche sui primi dati dei circoli impegnati da ieri al 17 novembre nel voto dei tesserati sulle mozioni nazionali. E a chi fa sapere che in base ai primi 7 (due in provincia di Reggio Emilia; due a Ravenna; Vercelli, Empoli e Parigi) congressi di circolo, su una platea di 260 iscritti, Renzi sarebbe avanti al 49% seguito da Cuperlo con il 27%, Civati al 23% e Pittella all'1%, replica il comitato Cuperlo. Se a questi dati si aggiungono i 77 voti di Ossi (Sassari) - si sottolinea - «le percentuali vedrebbero Cuperlo al 44 %; Renzi al 43% e Civati al 20%. Non è quindi il caso di alimentare stupide graduatorie che nessuno è in grado di fare».

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