Sicilia, Politica

Sanità, la Regione: via 1.350 posti letto mai nati

PALERMO. Per rispettare i nuovi paletti imposti dallo Stato e ridurre le spese, la Regione dovrebbe tagliare subito 1.500 posti letto negli ospedali pubblici e privati. Ma il piano che l’assessore alla Salute, Lucia Borsellino, ha preparato prevede una riduzione effettiva di appena qualche centinaio di posti, gli altri non sono mai stati realmente creati e non lo saranno mai. Verrà così ammortizzata una delle misure di risparmio che più stanno spaccando la maggioranza, col Pd pronto a mettersi di traverso. Cambierà invece l’offerta garantita dai privati. E su questo scatterà una trattativa con le associazioni di categoria.
Il piano è l’attuazione del decreto Balduzzi che a livello nazionale ha imposto di riportare all’interno del limite di 3 per ogni mille abitanti il numero di posti letto per patologie acute (i più diffusi e costosi). Il piano della Borsellino è ancora riservato ma le linee guida sono contenute in una relazione che ieri l’assessore aveva con sè durante la riunione della giunta: «A fronte di 16.385 posti letto per acuti programmati nel 2010 nel sistema pubblico siciliano - si legge nel documento - soltanto 15.035 sono stati effettivamente attivati». La programmazione del 2010 aveva parametri più alti (3,3 per mille abitanti) di quelli richiesti oggi: non tutti quei 1.350 posti quindi potrebbero essere ancora attivati anche a prescindere dal nuovo piano. Ma, con i relativi adattamenti, bloccare la creazione di quelli rimasti sulla carta aiuta a raggiungere in modo indolore o quasi i nuovi paletti. Il resto andrà limato in proporzione in ospedali pubblici e cliniche private.
La seconda parte del piano riguarda la creazione di un altro tipo di posti letto, i post-acuti, previsti dalle nuove norme nazionali. E qui il ragionamento è inverso: «Bisogna attivare - si legge nel documento dell’assessorato - quasi il doppio dei posti letto già creati (1.796) per riabilitazione e lungodegenza. Tra nuove attivazioni e rimodulazioni di posti per acuti, non si verificherà pertanto alcuna sostanziale perdita di sistema e si guarderà invece alla salvaguardia dei livelli occupazionali». Si dovrà quindi trasformare una parte dei posti letto per acuti (più costosi) in postazioni meno impegnative economicamente e di cui ci sarebbe invece una maggiore richiesta. Sarebbero almeno 3.400 i nuovi posti da creare in questo senso. E qui dovrebbe entrare in gioco il rapporto con i privati perchè, scrive l’assessorato, «per portare a efficienza il sistema occorre valutare i servizi da attivare necessariamente nella rete pubblica per riproporzionare, tra pubblico e privato, il numero complessivo dei posti letto e allinearlo allo standard nazionale».
Ai privati dovrebbe essere chiesto di farsi carico di una quota di questi posti letto (che la Regione pagherà di meno) trasformando quelli per patologie più gravi. L’assessore prevede «una sinergia fra sistema pubblico e privato che eviti sovrapposizioni». E a ciò si arriverà «eliminando duplicazioni»: i privati dovranno rimodulare reparti e specializzazioni. «Bisogna orientare il sistema privato - scrive l’assessorato -, attraverso la negoziazione con le Asp, a conformare l'offerta in modo funzionale a completare quella pubblica valorizzando in particolare le tipologie di prestazioni per le quali si registrano ancora elevati tassi di migrazione sanitaria e concorrendo, insieme al pubblico, a migliorare l'attrattività delle strutture e a ridurre il tasso di mobilità passiva». E in vista dell’apertura del confronto con i privati l’assessore ricorda che «tra il 2006 e la prima metà del 2008 sono stati effettuati oltre 1600 accreditamenti tra i quali 56 case di cura e oltre 600 laboratori di analisi, determinando un appesantimento dell'intero sistema che ha inciso in modo significativo nelle future programmazioni».

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