Sicilia, Cultura

Palermo, conclusasi la terza tappa del convegno "Lo stalking e la violenza sulle donne"

PALERMO. Si è conclusa a Palermo la terza tappa del Convegno itinerante “Lo Stalking e la Violenza sulle donne, interventi giuridici, investigativi e psicologici”, organizzato dall’Osservatorio Giuridico Italiano, dall’Accademia Italiana di Scienze Forensi e dall’Osservatorio Italiano Stalking.  L’incontro che si è svolto presso la Sala delle Lapidi di Palazzo delle Aquile, ha avuto inizio lo scorso 16 maggio al Teatro Garibaldi di S. Maria Capua Vetere (Ce) e il 27 giugno presso l’Auditorium Giovanni Paolo II in Vaticano, tra giuristi, psicologi, psichiatri, forze dell’ordine, consulenti e molte altre professionalità, con lo scopo di sensibilizzare e informare, per arginare il fenomeno dilagante della violenza sulle donne. Tra i relatori nella tappa palermitana: Tiziana Barrella Responsabile scientifico dell’Osservatorio Giuridico italiano, Mirella Agliastro Sostituto Procuratore Generale della Repubblica di Palermo, Luciano Garofano già generale RIS di Parma, lo psichiatra Alessandro Meluzzi, la giornalista Ilaria Mura e Anna Maria Sgarbi del Foro di Modena, che hanno dato vita a un dibattito per individuare nuove strategie di sostegno per tutte le donne vittime di abusi di ogni sorta. L’accoglienza palermitana riservata a questa iniziativa ha confermato che anche la Sicilia non è immune da un fenomeno oggi purtroppo mondiale e dagli ultimi dati statistici il Sud Italia sembrerebbe colpito dal fenomeno in una percentuale del 30%, preceduto solo dal Nord Italia che registrerebbe percentuali intorno al 49% di tali crimini. Non meno allarmanti sarebbero i dati provenienti dal centro Italia con una percentuale del 19%. Secondo l’Istat una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni è stata colpita, nell’arco della propria vita, dall’aggressività di un uomo, e nel 63% dei casi alla violenza hanno assistito i figli. In Sicilia nel corso dell’anno 2013, al mese di ottobre, risultano stati commessi già 10 omicidi. Nel 2011 e nel 2010 con una decina di “femminicidi” la Sicilia si è collocata dopo l’Emilia Romagna e la Lombardia, ma è da dire che oltre il 90% delle donne maltrattate sceglie di non denunciare il partner. Bisogna agire tempestivamente dopo la denuncia di stalking, attualmente tra le donne uccise in Italia, più di una su dieci è siciliana. L’Accademia Italiana di Scienze Forensi, l’Osservatorio Giuridico Italiano, l’Osservatorio Italiano Stalking, impegnati fattivamente in tale progetto, ritengono assolutamente fondamentale l’intervento delle istituzioni e di tutte quelle associazioni di volontariato che, attraverso il sostegno morale e materiale, possano garantire a tutti i soggetti deboli un adeguata tutela. Nel mettere in luce gli aspetti legali e giurisprudenziali del reato di stalking  è stata evidenziata l’importanza di prevenire e contrastare questo dilagante fenomeno creando una rete coordinata fra gli operatori che a diverso titolo si trovano ad intervenire nell’azione di difesa delle vittime e dei familiari intrappolati nella tela. Ma si è accertato che nel territorio isolano è presente un network di circa sessanta centri antiviolenza, il più ampio è il “coordinamento antistalking” nato nel 2005 che unisce 24 associazioni e 58 tra centri antiviolenza, sportelli di ascolto e case rifugio. Per aiutare le vittime sono state create molte associazioni, una di queste è “Le Onde” (presidente Vittoria Messina) che da vent’anni opera a Palermo per aiutare donne e bambini a delineare un progetto per il futuro. Lo scorso anno ben 431 donne si sono rivolte all’associazione, la maggior parte di Palermo all’80% ma anche da altri comuni tra cui Nicosia, Agrigento, Trapani, Caltanissetta e Castellammare. A Palermo è nato altresì un centro antiviolenza intestato a Lia Pipitone ricordata, a 30  anni dalla sua morte, figlia di  Antonino Pipitone, boss del quartiere Arenella di Palermo che fu  uccisa a 25 anni durante un’apparente rapina il 23 settembre 1983. Nel frattempo ha avuto luogo la nascita di una  rete di centri antiviolenza in Sicilia, tutti intitolati a lei e realizzati dall'associazione “MillecoloriOnlus”. Nella sede di Palermo, la prima a nascere nel febbraio scorso, in via  Ammiraglio Persano, all'interno di un bene confiscato, spicca  l'immagine di due mani che spezzano una catena, accompagnate  dalla frase «Non bisogna mai avere paura di parlare». Anche ad Avola, dove si è verificato uno degli ultimi “femminicidi” noti alle cronache, esiste uno sportello molto efficiente. Coordinatrice della rete e pioniera dei primi centri della Sicilia risulta essere Raffaella Mauceri. Il fenomeno della violenza di genere e domestica in particolare, sembra avere avuto nel nostro paese, ma anche in altri Stati del pari evoluti ed avanzati sul fronte dell’emancipazione femminile, una recrudescenza nel corso degli ultimi anni, parallelamente agli sforzi della dottrina e degli studiosi e degli organismi internazionali nell’inquadrare la violenza sulle donne nell’ambito della violazione dei diritti umani. Secondo i dati di “Telefono Rosa” complessivamente su 127 centri antiviolenza esistenti in Italia, 99 sono gestiti da associazioni di sole donne e solo 61 hanno una casa rifugio per una capacità complessiva di circa 500 posti letto, ma non c’è un’equa distribuzione dei centro antiviolenza su tutto il territorio nazionale. 

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