Olio extravergine Igp Sicilia Un marchio pronto a nascere

Il primo passo nell'iter di approvazione è stata la stesura del disciplinare: in 10 articoli la Regione ha scritto le regole che i produttori dovranno rispettare

PALERMO. Cultura del territorio, stile di vita italiano e dieta mediterranea. Sono questi i valori di cui l'olio extra vergine d'oliva siciliano è portatore; un prodotto d'eccellenza dell'Isola che affonda le sue radici in una cultura produttiva millenaria tramandata sino ai nostri giorni. La Sicilia dell'olio possiede un patrimonio che fa perno su venti milioni di alberi per una superficie complessiva di circa 185 mila ettari e una produzione di quasi cinquantamila tonnellate di olio estratto. Un giacimento gastronomico che oggi conosce una stagione d'oro, con un fatturato di circa 220 milioni di euro alla produzione e di 500 milioni al consumo.
Dati che spiegano la richiesta da parte dei produttori di una maggiore tutela e valorizzazione dell'extravergine siciliano attraverso la creazione di un vero e proprio marchio «Igp Sicilia». Il primo passo nell'iter di approvazione comunitaria del marchio si è compiuto con la recente presentazione del primo disciplinare dell'olio extravergine d'oliva Igp Sicilia, redatto dal tavolo tecnico dell'assessorato regionale alle Risorse agricole e alimentari guidato da Dario Cartabellotta; un testo che raccoglie in dieci articoli le regole alle quali i produttori dovranno attenersi per potersi fregiare del pregiato marchio «Born in Sicily».
«La nascita del marchio Igp sarà per la Sicilia il banco di prova definitivo per dare valore aggiunto alla produzione dell'Isola; l'ultima carta da giocare per rendere il nostro prodotto più competitivo e concorrenziale sul mercato italiano e internazionale», afferma Manfredi Barbera, amministratore unico della storica azienda con sede a Custonaci, e presidente del Consorzio Filiera Olivicola Siciliana (Co.Fi.Ol), tra i maggiori sostenitori dell'iniziativa. Gli fa eco Accursio Alagna, direttore della cooperativa La Goccia d'oro, che conta tra i suoi soci oltre mille produttori della Sicilia Sud occidentale; per lui il futuro dell'economia agroalimentare dell'isola sarà la «creazione di un sistema culturale in cui l'olio, insieme al vino possa diventare ambasciatore delle eccellenze produttive della nostra regione».
Se il processo proseguirà con i tempi previsti per l'approvazione comunitaria, già dal prossimo anno sarà possibile confezionare i primi oli a marchio Igp. Le caratteristiche da rispettare riguardano soprattutto gli elementi che assicurano la tracciabilità del prodotto e la garanzia che l'olio «born in Sicily» non soltanto è imbottigliato nell'Isola, ma qui è anche coltivato e molito. Il controllo sulla conformità delle produzioni, sarà affidato all'Istituto regionale vini e oli di Sicilia diretto da Lucio Monte.
Presto quindi si avrà un'unica identificazione per le produzioni olivicole di tutta la Sicilia, oggi differenziate nelle Dop, che permetterà un salto di qualità per il prodotto, sempre più richiesto sui mercati internazionali, e un riscatto economico per gli attori della filiera olivicola; ma anche un'importante garanzia per i consumatori che riconosceranno facilmente la firma del prodotto a marchio Igp Sicilia, nella scelta della bottiglia di extravergine tra le numerose varietà presenti sugli scaffali della grande distribuzione e nelle botteghe.

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