Sicilia, Editoriali

I governi passano ma i vizi restano

Sono anni ormai che la Corte dei Conti manda avvisi ai naviganti sui costi del personale; avvisi che puntualmente cadono nel vuoto. Quella del personale è considerata una delle voci più critiche per il bilancio regionale. E come potrebbe essere altrimenti in una Amministrazione che destìna ai dipendenti il 29,8% della spesa corrente, senza considerare la sanità? Ma, nonostante l'imponente voce di spesa, ciò che inquieta i giudici contabili sono alcune scelte politiche che fanno lievitare o addirittura mantengono in ombra i costi reali sopportati dal bilancio. Alla voce stipendi e pensioni dei dipendenti regionali «ufficiali» - che supera 1,6 miliardi di euro - vanno a sommarsi infatti 322 milioni di euro per i forestali, 257 milioni per le società partecipate, 10 milioni per i «comandati» presso altre amministrazioni e 230 milioni per la formazione e le scuole regionali.
In una regione che supera ampiamente i cinque milioni di abitanti e che è gravata da funzioni che in altre parti d'Italia sono a carico dello Stato, non fa clamore che ci siano migliaia di dipendenti che costino una cifra a nove zeri. Fa scalpore invece l'opacità delle politiche pubbliche in materia di personale. Nel 2010 ad esempio fu varata (governo Lombardo) la legge 11 che rideterminava l'organico regionale. Va detto subito che, rispetto alla precedente, la nuova pianta organica è stata dilatata in un colpo solo del 45%; ma risulta più difficile spiegare che il legislatore siciliano ha motivato l'aumento di personale come una misura «per favorire lo sviluppo» ed abbia sentito la necessità di rubricare il relativo articolo con il titolo «Misure urgenti di sostegno all'occupazione».
Ed allora certo non stupisce, come spiega in questa pagina Giacinto Pipitone, che il premio di produttività, assegnato al conseguimento degli obiettivi fissati dai Dirigenti, venga altresì ripartito equamente tra «tutti» i componenti dello stesso Ufficio, i quali ben difficilmente hanno assicurato «tutti» il medesimo impegno e garantita «tutti» la stessa soglia di produttività. Un ottimo esercizio, insomma, per disincentivare la crescita produttiva del lavoro pubblico e, ancor peggio, per demotivare i lavoratori più qualificati ed impegnati. Così come non stupisce che negli ultimi dieci anni, la retribuzione pro capite dei dipendenti regionali sia aumentata del 15% - del tutto in linea con l'inflazione - mentre quella «accessoria» sia esplosa di oltre il 36%. Come è accaduto? Ancora una volta viene in soccorso la Corte dei Conti a spiegare l'arcano. Tra le tante perle la Corte annovera in un quadro di «ingiustificabili asimmetrie di disciplina giuridica con il resto del pubblico impiego», il rinnovo dei contratti con oneri per alcune voci «nettamente superiori alle altre amministrazioni pubbliche» ed ancora, l'incremento notevole degli uffici di massima dimensione e delle strutture intermedie che fa crescere le retribuzioni dirigenziali. Ma ha pesato l'incremento del trattamento accessorio del personale a tempo determinato, introdotto dapprima in violazione di legge e poi sanato con legge ad hoc.
Ha pesato anche l'intervento del legislatore siciliano quando ha «previsto o esteso indennità al di fuori dei contratti». Suscita molte perplessità anche la prassi di corrispondere «consistenti acconti» sulla quota di salario accessorio; quella stessa voce salariale che dovrebbe essere erogata selettivamente e soltanto dopo una rigorosa verifica delle prestazioni lavorative rese. E dire che in un "rigurgito" di efficienza l'Amministrazione regionale aveva deciso persino di impiegare (appena lo scorso anno) il personale … laddove serve; un principio, sottolinea la Corte dei Conti con involontaria ironia, da tempo immemorabile «consolidato nel lavoro pubblico e privato». Voilà; ecco salvaguardata così la pace sociale e sindacale. Ed ecco rinviato ad altra occasione il varo di un'Amministrazione efficiente e produttiva, di un'Amministrazione capace di individuare e premiare il merito dei suoi uomini migliori e dare risposte alla società siciliana.
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