Reddito minimo di inserimento Al via lettere di «allontanamento»

Effettuati controlli incrociati sul reddito dichiarato dai lavoratori, dai quali sarebbero emerse alcune anomalie. Decisa la sospensione dell’attività lavorativa o la riduzione del beneficio economico a partire dalla prima settimana di novembre

CALTANISSETTA. Sospensione dell’attività lavorativa o riduzione del beneficio economico a partire dalla prima settimana di novembre per i lavoratori del reddito minino di inserimento. Il comune su direttiva della Regione, ha stretto le maglie del beneficio in favore dei lavoratori, oltre un centinaio, che prestano la loro attività nei diversi settore dell’amministrazione comunale: manutenzione di ville e giardini, piccoli lavori di manutenzione negli uffici, custodi e operai generici. Si tratta complessivamente di oltre un centinaio di assistiti di cui adesso, in parte circa la metà, potrebbero rischiare di perdere definitivamente o quasi il contributo che il comune, per conto della Regione eroga mensilmente il cambio della loro prestazione lavorativa. Una strettoia che a conti fatti dovrebbe definitivamente sbarrare la strada dell’attività ad oltre una decina di lavoratori, mentre poco più di una trentina di beneficiari si vedranno pesantemente decurtato il loro contributo mensile. Le direttive delle Regione sui lavoratori del reddito minimo lasciano pochi margini di manovra e legano in pratica le mani degli amministratori: sindaco, assessore alla Solidarietà Sociale e funzionari che proprio in questi giorni hanno passato a setaccio la documentazione nel tentativo di «salvare» qualche posto di lavoro o di evitare il brusco ridimensionamento degli emolumenti che sono stati fino ad oggi percepito dai lavoratori del reddito minimo in rapporto ai redditi dichiarati o posseduti. I soggetti interessati, identificati come «lavoratori del reddito minino di inserimento» sono in pratica secondo le disposizione della Regione, quelli utilizzati già nei cantieri di servizio: ne deriva che questo tipo di intervento sussidiario non è estensibile ad altri soggetti e che l’indennità da conferire resta quella fissata diversi anni addietro con la entrata in vigore della legge regionale. Quella stessa legge con cui veniva stabilito che i destinatari dovevano essere privi di reddito o avere un reddito che non fosse superiore alla soglia dei 278,89 euro al mese per una persona che vive da sola. In presenza invece di un nucleo familiare composto da due o più persone la soglia del reddito veniva determinata sulla base di una scala di equivalenza. Annualmente i beneficiari presentano domanda di ammissione allegando la relativa documentazione del comprovato possesso dei requisiti e del reddito. Qualche mese addietro la Regione con propria circolare ha comunicato che ai fini della determinazione del reddito non devono essere prese in considerazione gli assegni del nucleo familiare, gli assegni di maternità o indennità di accompagnamento e contributi per canoni di locazione, per libri di testo e indennità di frequenza, mentre la pensione di invalidità o emolumenti simili concorrono ai fini della determinazione del reddito. Da qui l’attività di monitoraggio degli uffici del Comune che hanno effettuato dei controlli telematici incrociati sul reddito dichiarato dai lavoratori, attraverso i dati in possesso del Comune con quelli dell’Inps. Da questi accertamenti sarebbero emerse alcune anomalie tra l’effettivo reddito percepito rispetto a quello dichiarato per cui secondo tale verifica oltre una decina di beneficiari risulterebbero di possedere un reddito superiore alla soglia prevista per cui andrebbero esclusi, mentre per poco più di una trentina di beneficiari il contributo mensile dovrebbe essere rideterminato. Eventuali emolumenti indebitamente percepiti dovrebbero essere restituiti. 

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