Commercio a Caltanissetta, «troppe attività irregolari»: Federmoda contro i cinesi

CALTANISSETTA. «Non possiamo che rimanere turbatio dal fiorire di strutture aziendali molto importanti di matrice cinese». Scende in campo anche la Federazione Moda Italia in Confcommercio contro l'avanzata del «Made in China» che si sta manifestando negli ultimi tempi con l'apertura di ernomi centri dove si trova praticamente tutto e a prezzi più che concorrenziali. Una esplosione che sta avendo ripercussioni non di poco conto sul tessuto economico cittadino con decine di attività (sopratutto del settore abbigliamento) già chiuse. «Saranno aziende - ha sostenuto il presidente del sindacato Angelo Pio Cammalleri - sicuramente oneste, gestite legalmente da imprenditori di indubbia moralità e senza alcun tipo di problematica, ma nella tutela dei diritti dei nostri associato e della leale concorrenza, credo sia legittimo porsi il dubbio che quello visto in un servizio de "Le Iene" sul modus operandi dell'imprenditoria cinese, possa essere una prassi una prassi estesa anche nel nostro terriotorio». Nel servizio in questione venivano rilevate dinamiche che garantivano alle imprese cinesi di comaprire e sparire dl tessuto economico locale con la creazioe di società ad hoc intestate a qualche povero sprovveduto neanche in grado di di poter dire una parola in italiano. «La Federazione Moda Italia - viene rilevato in un comunicato - si farà ente propositore di incontri con le forze dell'ordine proposte al controllo delle attività commerciali in genere, per conoscere e poter essere rassicurati sul rispetto della concorrenza. Svolgiamo la nostra attività in un contesto di grande difficoltà a causa di una crisi che non conosce sosta, di un rapporto imprenditoria/banche che crea problemi di liquidità, di una lacuna normativa che lascia libertà anarchica di azione, di assenza della classe politica. Non siamo assolutamente - ha concluso Fedrerazione Moda Italia - nelle condizioni di poter sostenere una concorrenza che non abbia basi di eguaglianza e di equità. Chiediamo la collaborazione degli ordini dei commercialisti del capoluogo e di Gela». S.G.

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