Droga, mazzette, pure il doppio lavoro: alla Regione 300 i dipendenti indagati

Con il suo esercito di oltre 17.000 burocrati, emerge una ricca casistica di presunti reati e irregolarità nelle file dell’amministrazione

PALERMO. Insospettabili impiegati che, nei propri orticelli di casa, coltivano cannabis per lucrose attività di spaccio, o scaricano musica e vendono cd e beni di ogni genere su internet. C'è chi ha un doppio lavoro e nei propri uffici è uccel di bosco. Perfino un episodio di molestie sessuali, archiviato perché il dipendente, nel frattempo, è andato in pensione. Nella pachidermica macchina della Regione, con il suo esercito di oltre 17.000 burocrati, emerge una ricca casistica di presunti reati e irregolarità con ben 300 procedimenti disciplinari aperti. E scattano, con una circolare del dipartimento Funzione pubblica, regole più rigorose, tempi perentori per l'istruttoria e la chiusura delle «indagini» interne e anche nuove disposizioni di trasparenza e anticorruzione, in applicazione della riforma Brunetta del 2009. Insomma, un drastico giro di vite.

I 300 fascicoli sulla scrivania dello speciale Ufficio per i procedimenti disciplinari si riferiscono a infrazioni gravi rilevate, punibili con sanzioni che partono da 10 giorni di sospensione dal servizio senza retribuzione, fino al licenziamento. Dietro sportelli e uffici, non solo le furbizie degli scansafatiche, le assenze ingiustificate e gli orari «fai da te», ma anche macroscopici disservizi agli utenti. E reati di peculato, corruzione, concussione. Nel mirino dell'Ufficio «investigativo» sono finiti soprattutto i settori della Formazione, della Motorizzazione e dell'Agricoltura, con un 10% di coinvolgimento di dirigenti. Da gennaio a giugno 2013, sono scattati i seguenti provvedimenti: il licenziamento di una persona, accusata di corruzione, sorpresa in flagrante con una «mazzetta», che però ha impugnato il provvedimento; 12 sospensioni obbligatorie per arresti (in carcere o ai domiciliari, oggi, ci sono cinque dipendenti) o condanne in primo grado per corruzione, concussione e peculato (nei dodici mesi dell'anno precedente, erano state otto). La sospensione può durare fino a un massimo di 5 anni; poi, se il procedimento penale non si conclude, l'amministrazione è costretta a reintegrare il dipendente, ma alcuni settori saranno per lui «off-limits». Spulciando ancora l'elenco, figurano una censura; 25 contestazioni. Ben 160 le richieste di aggiornamento inviate alle Procure (in tutto il 2012 erano state 67). In aumento, quindi, perché sono state acquisite d'ufficio le notizie di stampa sui procedimenti penali, piuttosto che attendere le notifiche dalle cancellerie. L'Ufficio, adesso, aspetta montagne di aggiornamenti per i casi connessi alle recenti inchieste sulla formazione. E altri procedimenti saranno attivati.

Parallelamente, sul versante normativo, sono state introdotte alcune novità, o rispolverate regole già esistenti, con una circolare dell'assessorato alle Autonomie locali, guidato da Patrizia Valenti, a firma del dirigente generale, Luciana Giammanco, nominata pure, con decreto del presidente Crocetta, responsabile della prevenzione della corruzione. In fase di elaborazione, c'è anche il piano triennale di prevenzione della corruzione, che conterrà un codice di comportamento e di trasparenza, con particolare attenzione per le «aree» individuate come a rischio. Dovrà essere approvato in giunta e trasmesso al Ministero entro gennaio. «Sia chiaro - dice la Valenti - che chi sbaglia paga e va incontro a sanzioni, rischiando anche il posto di lavoro. Nessun intento persecutorio, ma rispetto delle regole e trasparenza, in linea con le normative nazionali del 2009 e del 2012 su prevenzione e repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione».

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